sabato, 20 gennaio 2018

La Napoli “femmina” di Ozpetek

La Napoli “femmina” di Ozpetek

Roma, 18 dicembre (Francesca Palmieri/Servizio video) – E’ una Napoli velata ma che si svela anche, nei suoi (ris)volti più misteriosi, segreti e sotterranei ma anche più sensuali e da “femmina”, ad aver conquistato gli occhi e l’anima di Ferzan Ozpetek, che l’ha scelta come set per il suo ultimo film a tinte noir, nelle sale dal 28 dicembre con Warner. Con le sue immagini lontane dalle cartoline stereotipate già viste, è assoluta protagonista tra i protagonisti e la sua voce, vera(ce) ma non sguaiata, colta e popolare insieme, è intonata a quella degli interpreti, nel cast corale che unisce Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi, Anna Bonaiuto, Luisa Ranieri, Maria Pia Calzone, Isabella Ferrari, Lina Sastri, Beppe Barra e Biagio Forestieri.

Dopo Instanbul, Roma e Lecce, il regista si è lasciato affascinare e sedurre da questa città: la scintilla è scattata qualche anno fa, quando curò la regia de “La traviata”, al San Carlo, scoprendo alcuni lati tenuti nascosti proprio da quel velo che, nel rito arcaico della “figliata”, legato alla cultura partenopea dei “femminielli”, separa gli spettatori dagli attori e che è presente anche nella scultura di marmo del Cristo Velato. Un velo che non occulta ma mostra e, anzichè proteggere, (ci) mette di fronte alla verità.

Via il velo, dunque. Ed ecco che Napoli, nel film che Ozpetek ha scritto con Gianni Romoli e Valia Santella, appare anche audacemente passionale e intima, aggettivi cuciti addosso alla pelle di Adriana (una Giovanna Mezzogiorno come non avevamo mai visto), una pelle viva e che si risveglia grazie all’incontro con un uomo, capace di ri-accenderla in modo inaspettato. Come inaspettato è l’incontro una sera, ad una festa, tra lei e Andrea, fino a quel momento sconosciuti e subito amanti, affiatati e in sintonia. In modo speciale. Al punto che vogliono rivedersi già qualche ora dopo, fissando un nuovo appuntamento. Senza sapere che forse, l’appuntamento, è con qualcosa di ben più grande di un’attrazione erotica.

Come in altre opere del regista, da Le fate ignoranti a La finestra di fronte (in cui diresse per la prima volta la Mezzogiorno) e Cuore sacro, il nucleo della storia è una donna “sconvolta da un avvenimento traumatico e improvviso, costretta a rimettere in discussione la sua vita e iniziare un percorso di cambiamento, indagando dentro se stessa e il passato – afferma Ozpetek – Entrare nella mente di Adriana era come esplorare una città, percorrerne vicoli e piazze come in un labirinto in cui cambiano colori e dimensioni”. E la città che era nella sua mente, aggiunge, “non poteva che essere Napoli, quella del Lungomare Caracciolo, dei palazzi austeri e aristocratici”, un ambiente interno ed “uterino”, in cui le scale hanno un ruolo – architettonico e simbolico – importante: “Avevo visto delle scale bellissime in Passione di Turturro e questo elemento richiama l’occhio, l’utero e la coscienza”, racconta il regista, che ha girato in una location di preziosa memoria per il cinema italiano, ossia la casa antica scelta per L’oro di Napoli di De Sica e per Viaggio in Italia di Rossellini.

A proposito di tradizioni ed echi cinematografici, il richiamo al thriller e al mistery ha qualche origine illustre e guarda magari a Hitchcock? Risponde Romoli: “Non ci siamo posti il problema di fare dei riferimenti a lui, ma piuttosto abbiamo pensato al cinema noir italiano degli anni ’70, incentrato sulla psicologia e su donne con sdoppiamenti della personalità. Ma, alla fine, abbiamo abbandonato le citazioni, perchè sono già introiettate”.

E cosa pensa proprio chi ha dato testa e corpo alla donna di questo film? “Innanzitutto, è stato un onore essere cercata di nuovo da Ferzan e lavorare con lo stesso team de La finestra di fronte – dice la Mezzogiorno – Due anni fa, mi chiamò dicendo che aveva bisogno di un volto per scrivere il personaggio e mi mandò qualche pagina della sceneggiatura. Ho capito all’istante che non potevo rinunciare a un ruolo così complesso e a una storia così profonda, che parla di solitudine, disagio mentale e passione”. Una passione ben espressa sullo schermo, in una scena che l’attrice definisce “molto forte e faticosa”, vissuta “con una normale e ovvia tensione iniziale, consapevole della sua importanza per la vicenda e per Ferzan, ma che è stata anche soddisfacente, senza nessun momento di fastidio, di imbarazzo o pudore. Con Alessandro è nata una grande intesa artistica e anche fisica”. Replica Borghi: “Giovanna è stato l’incontro più bello del film. Siamo saliti sul treno, Ferzan ci ha guidato e ci siamo fatti trasportare”.

Con le idee chiare, una direzione precisa e uno sguardo attento: “Ferzan ha visto Napoli per quella che è, come una domanda con poche risposte”, sottolinea Lina Sastri, mentre Anna Bonaiuto elogia l’aver “colto il suo lato magico e pagano, con l’approccio curioso e palpitante di chi non è napoletano, ma ha comunque sangue mediterraneo”.

“È entrato nell’utero della città”, chiosa Barra. E se il regista annuisce, ammettendo che “questo film senza Napoli non ci sarebbe stato”, gli amici leccesi si sono già un po’ “risentiti”: “Molti mi hanno detto che si sono ingelositi”, dichiara. Ma chissà quante altre “magnifiche presenze” ci saranno, nei prossimi progetti…

Leggi anche