lunedì, 5 dicembre 2016

La mujer del animal, barrio in nero

La mujer del animal, barrio in nero

Roma, 21 ottobre (Fr. Pierl) C’è una storia vera da incubo in La mujer del animal di uno dei registi colombiani più famosi all’estero, Victor Gaviria (solo quattro film in 40 anni), nella selezione ufficiale della Feste del Cinema di Roma. In un arco di tempo dal 1975 al 1982, va in scena l’umanità in nero di uno dei quartieri più poveri di Medellin. Un quadro nel quale gli uomini sono criminali senza scrupoli o complici silenziosi (per paura) e le donne prede senza diritti, da violare e umiliare.

Il regista utilizza solo attori non professionisti e girando per strada, dopo mesi, a volte anni di preparazione. “Racconto persone senza futuro – dice Gaviria, a Roma con la straordinaria protagonista, Natalia Polo -. La storia è ambientata 40 anni fa, oggi le cose sono in parte migliorate, le donne non sono più condannate a restare in quella realtà perché non saprebbero dove andare. Ma Medellin resta prigioniera, in certi quartieri, delle bande criminali, che continuano a compiere violenze molto simili a quelle nel film”.

Al centro della storia c’è Amparo (Polo), 18enne che dopo essere scappata dal convento si rifugia a casa della sorella che vive in un barrio – bidonville. Innocente e serena, la ragazza diventa vittima di Libardo (Tito Alexander Gomez), capo di una banda criminale di pezzenti, soprannominato ‘animal’ per gli atti abietti che commette contro tutto e tutti. Ruba, uccide, ‘sequestra’, spesso insieme ai suoi ‘amici’, rapisce e stupra tutte le donne e le ragazzine, anche preadolescenti che piacciono al ‘branco’. La stessa sorte la subisce anche Amparo, che però non viene lasciata andare, ma costretta a fare ‘da moglie’ all”animal’, dandogli anche una figlia. La giovane donna, costantemente oggetto di violenze fisiche e psicologiche, riesce comunque a non perdere la sua dignità ed a proteggere sia la sua bambina che il figlio nato dalla violenza su un’altra ragazza.

Natalia Polo pensa che oggi ci sia “maggiore consapevolezza sulla violenza contro le donne. Resta però da parte delle vittime, la paura di dire e denunciare. Gli uomini, nel mio Paese, e in molti altri, nascono liberi, le donne no. Tante non possono lavorare ma devono solo occuparsi di casa e figli, sono chiuse in una gabbia”. Spera che il film “possa essere la voce di quelle donne, contribuire al cambiamento necessario per far sparire dal mondo gli uomini come ‘animal'”.

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