domenica, 5 luglio 2020

Camilleri, Riondino e una Sicilia da western

Camilleri, Riondino e una Sicilia da western

Roma, 22 febbraio – (Francesca Pierleoni/Servizio video) La Vigata del 1877, che diventa terra di frontiera in una chiave western per raccontare un territorio che in parte non aveva regole, in cui si muovevano persone oneste e briganti; in cui si cercava giustizia ma ci si faceva giustizia anche da soli. Un mondo duro come quello del west. Così ce lo abbiamo appoggiato, restando però fedeli a quello che era la Sicilia in quegli anni, dai costumi, agli ambienti”. E’ la messa in scena, scelta da Gianluca Maria Tavarelli per il film tv, primo adattamento di uno dei romanzi storici di Andrea Camilleri, ‘La mossa del cavallo – C’era una volta Vigata’ in onda il 26 febbraio in prima serata su Rai1, con protagonista Michele Riondino, di nuovo in sodalizio con il regista e lo scrittore dopo Il giovane Montalbano.

Dopo aver letto il libro, aggiunge Tavarelli ”ho pensato servisse un modo per restituirne l’eccezionalità, rendere nel film quella giostra straordinaria di personaggi che si muovono in una terra di mezzo. E’ una storia scoppiettante di situazioni, realtà, personaggi, ma non è mai finto e ricercato. E’ di denuncia ma è anche vero, è come un viaggio su un ottovolante”.

Un debutto, quello dei romanzi storici di Camilleri sull’ammiraglia Rai, che emoziona ma anche un po’ preoccupa lo scrittore siciliano, presente oggi eccezionalmente in conferenza stampa: ”La preoccupazione nasce dal fatto che Montalbano soprattutto in queste due ultime puntate abbia raggiunto livelli altissimi di consenso; di fronte a tanto consenso io provo un po’ di paura. Non vorrei che qualcuno venisse sotto le finestre di casa mia gridando ‘Montalbano santo subito’ – scherza – . Un povero spettatore pieno di bacilli montalbaniani si siede e si trova di fronte a un altro mondo, a La mossa del cavallo, che è un romanzo duro. Qualcuno ha scritto che i Montalbano sono rassicuranti, bontà sua, io li trovo più che altro inquietanti. La mossa del cavallo invece è una critica, agli errori fatti subito dopo l’Unità d’Italia in Sicilia, come aver imposto la leva obbligatoria, che non esisteva nel regno dei Borboni, senza spiegarla. Per le famiglie era come un lutto, sottraeva forza lavoro ”.

Protagonista della storia è Il quarantenne Giovanni Bovara, integerrimo nuovo ispettore ai mulini, nato a Vigata ma cresciuto in Liguria, assegnato per il nuovo incarico proprio nel suo paese natale. Ragiona e parla come un uomo del nord-Italia, ed è deciso a svelare la rete di corruzione, omertà, trucchi e malversazioni legate all’evasione della tassa sul macinato, su cui lucra il potente di zona, don Cocò. L’omicidio del parroco locale, a cui Bovara assiste per caso, lo trasforma da testimone a principale indiziato. Giovanni, per salvarsi e comprendere la trappola nella quale è stato trascinato, fa appello proprio (anche nell’uso del dialetto) alle sue origini siciliane.

”Questo romanzo nasce da una domanda precisa, che feci a uno dei giudici del pool antimafia, su come parlasse Falcone ai mafiosi – aggiunge Camilleri – e lui mi disse che li interrogava sempre in siciliano, faceva così appello alla radice comune. Solo un mafioso, entrando gli disse che voleva si parlasse in italiano, aveva scoperto il gioco”.

Per Riondino ”il mio personaggio si trova chiuso in un angolo e capisce che l’unico modo per uscirne è entrare in una zona ambigua. Lui non è abituato a un certo tipo di mentalità, e chi lo interroga cerca di manovrarlo”. Lavorare sui dialetti è un lavoro particolare perché è la prima lingua che impariamo,vper strada. E’ non è solo un modo di comunicare, ma anche un atteggiamento, un’attitudine. Ormai trovo il dialetto siciliano di Andrea confortevole, ma leggendo il romanzo, arrivato alla parte del genovese, mi sono chiesto se fossi la persona giusta per il ruolo, come avrei potuto fare per essere credibile. Da sfida quasi impossibile è diventata stimolante. Ho studiato il genovese con un coach, Andrea Bruschi e mi aiutato anche il padre 90enne che mi lasciava i memo su What’s app. Questo è un romanzo, estremo, come è estrema la scelta della Rai di adattarlo, un coraggio che apprezzo”.

Dagli errori del passato, non può mancare a Camilleri una domanda sugli errori nell’Italia di oggi, anche pensando alla campagna elettorale: ” Come si può chiamare campagna elettorale questa cosa disgustosa fatta di false promesse e insulti reciproci a cui stiamo assistendo? – risponde – E’ un litigio fra comari. In Italia siamo in piena decadenza della politica. Si ingigantiscono gli errori del passato, il divario tra nord e sud è diventato spaventoso. Poi alla radio sento che a Trento si vive tre anni in più di quanto si vive nel sud. Vorrei non credere a questa notizia, perché significa, che altro che errori dell’800, siamo andati a pescare anche quelli del ‘300 per arrivare a questo punto”.

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