lunedì, 25 settembre 2017

La grande rabbia delle periferie

La grande rabbia delle periferie

Roma, 22 aprile (Fr. Pierl.) – ”Il nostro non voleva essere un film politico, ma un racconto della realtà, su due ragazzi che cercano un futuro migliore”. Così il regista Claudio Fragasso e sua moglie, la sceneggiatrice Rossella Drudi descrivono La grande rabbia, in sala il 28 aprile con Halley Pictures. Stile da cinema verité e bianco e nero (riferimento chiaro è L’odio di Kassovitz), per raccontare la lunga e violenta giornata di due giovani amici, uno bianco e l’altro nero, entrambi ‘fascisti’ ma molto confusi, sullo sfondo delle rivolte anti-immigrati del 2014 nella periferia romana di Tor Sapienza.

Nel cast Maurizio M. Merli, Miguel Gobbo Diaz, Edoardo Purgatori, Flavio Bucci, Ydalia Suarez, e la partecipazione di Giulio Base, che torna nei panni di ‘Fuhrer’ delirante figura di estrema destra (personaggio già interpretato nel 1993 in un altro film del regista, Teste rasate, sui naziskin), diventato un campione di Fighting (match clandestini senza regole e a mani nude), che combatte citando la Bibbia.

“E’ stato un work in progress fra amici, realizzato con un budget ridicolo, per dimostrare che si può fare cinema indipendente con pochi soldi – dicono Fragasso e la moglie e compagna di lavoro, la sceneggiatrice Rossella Drudi-. Guardando in tv le immagini della rivolta ci è venuta l’idea. Abbiamo girato di corsa inserendo anche immagini di quei giorni, interviste con gli abitanti della zona, e ispirandoci a molti fatti reali”. Pur parlando di Roma “quelle che raccontiamo sono tensioni che riguardano tutte le periferie d’Italia”. L’arco di una giornata scandisce gli incontri e le scelte dei due ventenni di Tor Sapienza: Matteo (Maurizio M. Merli, figlio d’arte), che dopo aver rifiutato di fare l’operatore ecologico come il padre (Flavio Bucci) vivacchia con un lavoretto in un pub pieno di croci celtiche e volantini del duce, e Benito detto Benny (Miguel Gobbo Diaz), ragazzo di colore, adottato in Italia, convinto fascista (”Mi chiamo Benito e Mussolini è il mio padre spirituale” dice) che ha appena finito di scontare una condanna per aver combattuto in incontri clandestini. Insieme iniziano un giro pericoloso per recuperare il piccolo tesoro di Benny, qualche oggetto d’oro di famiglia, con cui il ragazzo vuole pagarsi la quota per tornare a combattere. Intanto a Tor Sapienza la rivolta contro gli immigrati ospitati nel centro accoglienza si fa più feroce…

Il razzismo ”nasce dalla confusione, dal fraintendimento – aggiunge Rossella Drudi – così come anche l’appartenenza di Benny all’estrema destra (con tanto di saluto romano al grido ”Eia Eia! Sieg Heil!”) pur essendo nero. Lui ha in testa un fascismo che non esiste, cerca un punto di riferimento, mentre Matteo è più rassegnato”. Piotta, presente nella colonna sonora con quattro canzoni, ha visto nelle periferie ragazzi di colore legarsi alla destra: ”lo fanno per essere accettati” spiega. ”Abbiamo capito che il bianco e nero era più giusto per raccontare le periferie – spiega Fragasso -. Naturalmente abbiamo pensato a L’odio di Kassovitz. Per me quello che è successo nelle banlieue parigine 20 anni fa sta succedendo oggi da noi”.

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