sabato, 4 luglio 2020

La Festa ride con C’est la vie

La Festa ride con C’est la vie

Roma, 30 ottobre (Fr. Palm.) – A risate intelligenti e a commedie d’autore ci hanno abituato sin dall’inizio, Eric Toledano e Olivier Nakache, da quando sbancarono al botteghino con Quasi amici, diventando popolari in tutto il mondo. Dopo quel successo, ci fu il più “silenzioso” Samba e ora sono tornati al cinema con C’est la vie, che ha fatto ridere la Festa di Roma. Forte delle buone premesse in patria, dove ha incassato 2 milioni di euro, il film approderà nelle nostre sale dal 30 novembre, con Videa.

Il titolo originario doveva essere Le sens de la fête (Il senso della festa), perchè in scena va un matrimonio, un “grande giorno” da passare in un castello alle porte di Parigi. A sposarsi sono Pierre (Benjamin Lavernhe) ed Elena (Judith Kemla), che per l’organizzazione si sono messi nelle mani di Max (Jean-Pierre Bacri, che ha il ruolo del protagonista), una garanzia nel suo campo. O almeno, così dovrebbe essere… perchè tra frenesia e mille cose pratiche da sbrigare, con la tipica ansia dell’ultimo minuto, i preparativi si rivelano più complicati e “movimentati” del previsto. Ce la faranno i due sposi ad arrivare fino in fondo, nonostante incidenti, imprevisti e ostacoli che assicurano divertimento agli spettatori?

“Avevamo pensato a quel primo titolo perchè il nostro intento era mostrare proprio la festa e cosa si fa per conservare il suo carattere gioioso, anche se nulla funziona – afferma Toledano – Anche se il mondo crolla, bisogna cercare motivi per essere felici e far fronte agli ostacoli, adattandoci. Questo il messaggio che volevamo lanciare”.

Con la loro storia, i registi hanno unito etnie diverse: “Il matrimonio tra le famiglie rappresenta la Francia multiculturale, ma anche ripiegata su se stessa – dice Toledano – Il buio e le difficoltà che cadono sul matrimonio è l’humus della commedia, che invita a cercare soluzioni per uscire da quel ripiegamento. La commedia ha il pregio di raccontare cose importanti attraverso dei personaggi che fanno ridere, ma anche riflettere”.

Maestri, in questo, siamo stati proprio noi italiani. E Toledano lo sa bene: “Siamo fan delle vostre commedie, non conosciamo quelle recenti ma amiamo quelle degli anni ’60 e ’70 – spiega – Per Quasi amici, siamo stati influenzati da Profumo di donna e abbiamo visto i film di Scola, Risi e  Manfredi, che parlavano della società con amore, tenerezza e belle musiche, come quelle di Trovajoli. Quel tipo di cinema è un punto di riferimento per chi fa questo genere e il realismo poetico fa diventare la commedia un genere nobile. E come scrisse un giornalista del settimanale satirico Charlie Hebdo, la risata è il passo più breve tra le persone”.

L’attrice Eye Haidara sottolinea come i registi abbiano dato valore al ritmo, curando i tempi. E Toledano conferma: “Per noi c’è un rapporto tra il film e il jazz, la musica accompagna e ogni elemento è scandito dalla musica. Trattiamo i personaggi come uno strumento e il ritmo è come la bellezza, ce l’hai oppure no”.

E lo stesso, in fondo, vale anche per l’incoscienza: se non avessero osato parlando dell’amicizia tra un uomo di colore e un disabile, Quasi amici non sarebbe diventato il terzo film più visto nella storia francese, dopo Titanic e Giù al Nord. “Ci vuole sicuramente una dose di inconscienza – chiosa Toledano – Non ci aspettavamo quel ‘botto’, ma si va in guerra con le armi giuste e le nostre armi erano i due attori”. Il coraggio, dunque, premia. Anche sul grande schermo.

 

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