giovedì, 22 giugno 2017

La famiglia imperfetta di Milani

La famiglia imperfetta di Milani

Roma, 3 febbraio (Fr. Palm.) – La famiglia nutre da sempre le storie cinematografiche, punto solido di riferimento ma anche prigione o alcova di parenti serpenti alla Monicelli. Riccardo Milani, con Mamma o papà, ha cercato di fare un passo in più: mostrare come sia difficile non tanto e non solo fare i genitori, ma fare soprattutto i “bravi” genitori, quelli amorevoli che mettono al primo posto i figli, facendo rinunce e sacrifici, pur di mantenere unita e il più possibile perfetta quella che, tra le istituzioni, è forse la più “intoccabile”. Ma anche la più ricca di ipocrisie.

Partendo dal francese Papa ou Maman di Martin Bourboulon (2015), Milani ha scritto il film – prodotto da Wilside con Medusa, che lo porta in sala dal 14 febbraio – a sei mani con Giulia Calenda e a Paola Cortellesi, che è anche interprete insieme ad Antonio Albanese. A completare il cast, Carlo Buccirosso, Stefania Rocca, Claudio Gioè, Matilde Gioli, Roberto De Francesco, Anna Bonaiuto e i tre ragazzi Luca Marino, Marianna Cogo e Alvise Marascalchi.

Al centro della vicenda ci sono Valeria e Nicola, coppia veneta borghese, sposati da 15 anni, che hanno deciso, di comune accordo e senza astio, di divorziare. Tutto è pianificato e pronto dall’avvocato, bisogna solo comunicare la notizia ai figli e vedere come gestire l’affidamento. Con chi vogliono restare, con la madre o con il padre? La scelta si complica quando entrambi ricevono un’offerta di lavoro all’estero e quando Valeria scopre che Nicola ha già una nuova relazione, per di più con una donna molto più giovane. Ed ecco che dal clima disteso, si passa alla guerra. E per “scaricare” i figli, gettando sull’altro la responsabilità e l’accudimento, tutto è lecito…

Come spiega Milani, “Lo stimolo importante che ci ha spinti a fare il film è stata la possibilità di raccontare quello che in Italia è un santuario a cui avvicinarsi con cautela, ossia la famiglia e le sue lacerazioni. Diciamo con onestà intellettuale che i figli non sono sempre il collante, ma anzi, sono l’elemento che fa dividere la coppia, perchè i genitori si cancellano e vengono cancellate anche le proprie ambizioni”.

Il plot originale viene dalla Francia, quindi è stato necessario plasmarlo alla nostra realtà: “Traslare una storia dal Nord Europa al nostro paese crea dei problemi e lo sforzo è stato adattare il tema del divorzio alla nostra mentalità – dice il regista – La messa in scena e l’umorismo sono diversi, ma quel che ci interessava era dare allo spettatore qualcosa su cui riflettere a casa, senza fare una morale. Il film è anche una grande storia d’amore, tra due individui che hanno avuto un percorso comune ma poi si sono resi conto di non avere più il fuoco dentro. Capita, tutto si consuma col tempo e la routine familiare influisce. I genitori spesso diventano schiavi, dedicandosi tanto ai figli e sentendosi in colpa se non lo fanno. Per questo, dunque, i figli inevitabilmente sono un elemento di sfilacciamento”.

Per la prima volta, la Cortellesi e Albanesi hanno condiviso il set: “Conosco bene il loro percorso, li ho seguiti a teatro e poi in televisione – dichiara Milani – Volevo lavorassero insieme perchè sono diversi ma anche simili, tutti e due hanno fatto parodie di personaggi  e lavorano con il fisico. Sono contento di averli uniti, si sono trovati molto in sintonia”.

Albanese racconta di aver amato il film perchè “esaspera delle intenzioni che tutti abbiamo avuto nella vita, almeno un attimo. Questi genitori sfiorano anche l’illegalità, ma mi divertiva offrire al pubblico uno sguardo diverso, proprio qui, nel nostro paese, dove c’è forte lo stereotipo della famiglia”. E usare l’arma della commedia risulta anche più efficace, aggiunge l’attore: “Ricordo l’episodio de I mostri del figlio trattato in modo crudele, che a me ha fatto ridere. La comicità è anche crudeltà, si strascina scheletri, è vita, è energia e libertà totale che abbraccia tutto”.

Secondo la Cortellesi, la pellicola “scardina il perbenismo a cui siamo abituati e mostra la famiglia come nucleo in cui succedono cose sgradevoli. Succede che i genitori desiderino prendere un po’ di spazi per sé e questo desiderio porta ad accumulare tensioni”.

 

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