martedì, 30 maggio 2017

La commedia umana di Steno

La commedia umana di Steno

Roma, 10 aprile (Fr. Pierl) – Dalla prima vignetta, disegnata da Stefano Vanzina (che scelse come nome d’arte Steno) nel 1936, a 19 anni, per il giornale satirico dove hanno iniziato anche Fellini e Scola, il Marc’Aurelio (“era la nazionale della risata”commenterà anni dopo il regista), all’ultima intervista video, del 1988, realizzata poco prima di morire, mentre era impegnato nelle riprese di Big Man, serie tv con l’amico Bud Spencer. E’ il viaggio di ‘Steno – L’ arte di far ridere. C’era Una volta l’Italia di Steno e c’è ancora’, esposizione che alla Galleria Nazionale d’arte moderna, dall’11 aprile, al 4 giugno, rende omaggio al cineasta nato 100 anni fa, uno dei padri della commedia all’italiana, e inventore di generi come il poliziottesco.
Un percorso affascinante per conoscere più a fondo Stefano Vanzina in arte Steno, fra pubblico e privato. Al centro c’è il Diario Futile, una sorta di Zibaldone/opera pop ante litteram, costruita dal cineasta con riflessioni, battute, ritagli di giornale e immagini, che per la prima volta esce da casa Vanzina. Nell’esposizione ci sono decine di documenti, foto, copioni, testimonianze, poesie, scene di film, oggetti e filmini di famiglia, come “uno in cui giochiamo a calcio con Dino De Laurentiis e lui fa goal” racconta Enrico Vanzina. Curatori della mostra, organizzata da Show Eventi in collaborazione con Cityfest (Fondazione cinema per Roma) sono Marco Dionisi e Nevio De Pascalis, già realizzatori recentemente dell’esposizione su Scola.

Per tanti anni “si è snobbato un certo tipo di film, è la maledizione del cinema popolare. Papà oggi sarebbe entusiasta, una celebrazione qua dentro è un sogno. Questa mostra è esaustiva e divertente, un po’ come papà, non è pretenziosa ma racconta molto”. Lo dice Carlo Vanzina. Tra le chicche le foto di Steno bambino in tenuta da marinaretto e copioni di film mai realizzati ma sempre d’attualità, come una commedia intitolata “Chi non è raccomandato… In Italia è sotterrato’.
Per Carlo Vanzina in un momento in cui “il cinema italiano sta andando piano piano a morire, è importante riscoprirne la memoria”. Questo Paese, aggiunge ironico il fratello Enrico, “è dilaniato da liti giudiziarie, ma un nuovo reato andrebbe introdotto, quello di memoria, chi le va contro finisce in galera”.

Oggi” papà viene celebrato dove aveva cominciato. Tutto il suo lavoro viene dal disegno e i pittori che amava, li ha uniti all’umorismo quando ha iniziato a lavorare al Marc’Aurelio – spiega Enrico Vanzina, che dopo il debutto del Diario futile in mostra, vorrebbe pubblicarlo -. I visitatori ritroveranno la storia della sua vita semplice ma avventurosa… E tanti amici, tutti gli attori che hanno lavorato con lui, da Sordi a Totò, da Monica Vitti a Marcello Mastroianni… è una mostra non solo su papà ma sul cinema italiano”. Tra le sorprese, la scoperta che Steno “scrisse nel ’46 da ghost writer, un libro che allora fece molto discutere, ‘Memorie del cameriere di Mussolini’, firmato ufficialmente da un certo Quinto Navarra”.

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