mercoledì, 23 agosto 2017

La buona uscita della Napoli ‘bene’ e cinica

La buona uscita della Napoli ‘bene’ e cinica

Roma, 2 maggio (Fr. Pierl) – Non la Napoli dei vicoli, ma quella ‘bene’ ”connivente, che tace, anche sulla violenza in città. Un atteggiamento che passa per gli sguardi, i saluti, e che da napoletano mi fa stare malissimo. Volendo fare gli ottimisti penso che solo un profondo cambiamento culturale potrebbe farci uscire da questa situazione”. E’ ciò che racconta Enrico Iannaccone, classe 1989, David 2013 per il corto L’esecuzione, nella sua opera prima La buona uscita, commedia grottesca con marco Cavalli e Gea Martire, nelle sale dal 5 maggio con Microcinema.

Protagonista è Marco (Cavalli), bancarottiere fraudolento che ha mandato all’aria, più per noia che per incapacità, la Macaluso, premiata ditta di famiglia, specializzata in eleganti borse per signore. Riempiendo le giornate tra ristoranti e hotel di lusso, aragoste e corse in Porsche, ormai è arrivato al punto di dover fuggire all’estero. Prima però si ‘compra’ un prestanome su cui scaricare le colpe; mette a posto le cose con il fratellino viziato e cerca di convincere la sua amica di letto, Lucrezia (Gea Martire) a fuggire per lui. La donna, quasi sessantenne, docente, è però in crisi: dopo aver vissuto in assoluta libertà la sua sessualità (ha ‘collezionato’ 273 uomini e c’è chi la definisce una ninfomane), sentendo il peso dell’età, si è procurata un marito giovane quanto inutile. L’impunità di Marco scatena la sua voglia di vendetta.

Il film è coprodotto da Luciano Stella della Mad Entertainment, la factory che ha realizzato il pluripremiato film animato L’arte della felicità e che ha ora in cantiere una versione animata de La gatta cenerentola, “che sarà pronta a ottobre”. “La buona uscita si potrebbe considerare un Capitale umano in salsa napoletana ma è un definizione superficiale che fa arrabbiare Iannaccone – spiega sorridendo Stella -. In realtà il film è molto di più e Enrico è un vero talento, capace di narrare in profondità i rapporti umani”.

“Volevo raccontare la mostruosità della libertà quando non c’è un’impalcatura emozionale e strutturale forte a sostenerla – spiega il regista -. I protagonisti sono degli iceberg, delle maschere, che provano a comunicare fra loro. Marco alterna leggerezza e serietà nella sua teatralità. Lucrezia è più di carne, più vera, perché è terrorizzata dal restare sola”. Gea Martire, che offre una prova di grande intensità, si è sentita “chiamata in causa dal personaggio – spiega l’attrice -. Corrisponde in molte cose a quello che sono io, anche nella sua libertà. Ha abbattuto i limiti della morale, ma per paura rischia di perdere tutto”. Cavalli è rimasto subito colpito “dalla ‘cattiveria intellettuale’ di Marco. E’ un ‘egolatra’, stucchevole e lineare che continuerà a mietere le sue vittime ovunque vada”.

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