sabato, 27 maggio 2017

Konchalovsky: “Il mio cinema, in silenzio”

Konchalovsky: “Il mio cinema, in silenzio”

Bari, 23 aprile (red.Cin.) – “Oggi siamo bombardati da troppe immagini e troppi suoni, si è perso il vero significato del cinema. Il suono, in particolare, viene riprodotto a volumi altissimi e ciò perché il pubblico è troppo impegnato a rumoreggiare masticando popcorn. Per questo ho vietato la vendita dei popcorn alle proiezioni dei miei film. Io penso invece che si debba riscoprire il significato e il valore del silenzio”: così Andrej Konchalovsky a Bari dove ha inaugurato le serie delle masterclass del Bif&aest al Teatro Petruzzelli, preceduto dalla proiezione del suo ultimo film “Paradise”, Leone d’argento per la Migliore Regia all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Poche battute sul film che uscirà in Italia in autunno. Piuttosto il regista ha insistito con i giovani e  il bisogno di condividere la qualità del cinema la anche di ridare un senso al loro tempo: “Ai giovani dico di trovare il tempo per studiare il silenzio, per esercitare la contemplazione, per poter percepire se stessi”.

L’autore di A trenta secondi dalla fine e Maria’s Lovers (entrambi parte dell’omaggio del Bif&st al regista) come sempre polemico con il cinema americano ha detto: “David Mamet ha scritto un libro, Bambi vs Godzilla. Leggetelo e capirete che differenza passa tra l’arte e l’intrattenimento. C’è divertimento anche nell’arte, solo che un buon film d’arte non te lo dimentichi, anzi alla fine resti in silenzio. L’arte ci impone un po’ di silenzio, ci suggerisce la necessità di riflettere. Se tocca la pancia, anziché la testa, è perché è profonda”.

Sulle sue influenze: “Da giovane avevo le idee molto chiare, con il mio amico Andrei Tarkovsky sapevamo fin dall’inizio quali fossero gli autori da seguire, quelli da copiare – Kurosawa, Bresson, Fellini, Buñuel, i registi del neorealismo. Un cinema eroico, loro erano veri giganti come oggi non ce ne sono più”.

“Oggi il cinema viene fatto oggi per i bambini e i teenager, mentre i genitori se ne restano a casa. Invece io faccio film per i genitori, quelli che leggono i libri. Ora che ci penso –ha concluso-  c’è un messaggio che attraversa tutti i miei film ed è: provate a farvi piacere le persone, amatele e siate consapevoli che potranno diventare cattive, facendovi soffrire proprio perché le amate”.

 

 

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