venerdì, 19 gennaio 2018

Kim e le donne

Kim e le donne

Lido di Venezia, 6 settembre (Fr. Palm.) – Si mette in gioco e anche un po’ a nudo Kim Rossi Stuart con Tommaso, sua opera seconda da regista che arriva 10 anni dopo Anche libero va bene, in cui esplora il complicato rapporto tra uomo e donna, raccontando la storia di un attore interiormente tormentato che gira a vuoto su se stesso sia professionalmente, sia nella sfera privata.

Del film, presentato fuori concorso al festival – dove Kim partecipa anche nel ruolo di giurato, per premiare il miglior esordio – è anche interprete. Le donne che sullo schermo cercano di essere (o meglio, resistere…) al suo fianco sono Jasmine Trinca, Cristiana Capotondi e Camilla Diana (la sua reale compagna, Ilaria Spada, appare in un cameo di spalle nell’ultima scena, in cui si riconosce dalla voce).

L’attore e regista, che ha firmato la sceneggiatura con Federico Starnone, mostra al pubblico – che vedrà la pellicola in sala dall’8 settembre – la difficoltà di amare del protagonista, bloccato da freni emotivi, quasi ossessionato dai sogni (e dalla sessualità) e impantanato in grovigli familiari da sbrogliare, che cerca di risolvere (invano) con l’analisi.

“Questo film è per chi rischia qualcosa per recuperare il bambino che è in noi, chiuso dall’infanzia chissà dove, che rappresenta la nostra parte perfetta”, spiega Rossi Stuart, che ha idealmente preso per mano il bambino di Anche libero va bene e lo ha (tras)portato nell’età adulta, lasciandogli anche lo stesso nome, Tommaso: “Nel mio primo film il bambino veniva marchiato dal retaggio familiare e lo ritroviamo ora che tenta in modo tragicomico di affrancarsi – dice – Per la storia sono partito da più cose contemporaneamente, in primis dalla ricerca di un tema per me urgente da esplorare, in seconda battuta, dato che mi interessa comunicare, ho scelto un tema che potesse riguardare anche altre persone”.

Secondo lui, “Siamo tutti un po’ disperatamente alla ricerca di una relazione soddisfacente dal punto di vista amoroso e sessuale, è un argomento universale. In più, con lo sceneggiatore, ci siamo detti che volevamo che Tommaso si liberasse dalla prigione della famiglia e dalle ferite del passato, che determinano il nostro cammino”. E Starnone, chiamato in causa, aggiunge: “Abbiamo fatto un percorso di scarnificazione del racconto, cercando l’essenziale, per raccontare la crisi maschile. Sapendo fosse un progetto ambizioso, abbiamo ristretto lo spicchio e indagato il rapporto con l’universo femminile, concentrandoci su questo e su come barcamenarsi tra la forza e la debolezza dell’uomo”.

Rossi Stuart precisa poi: “Non volevo rappresentare l’uomo moderno, non sono un sociologo. Ma credo che, guardando a fondo dentro noi stessi, possiamo trovare anche la realtà che viviamo”. Da narrare qui con doppio registro, oscillando tra dramma e commedia: “Spero che nel film gli universi si siano amalgamati bene – afferma – Se il precedente era un film sulla pancia e sull’emotività, questo vuole coinvolgere lo spettatore intellettualmente. C’è la mente di un uomo che fa un percorso di autocoscienza, così come lo fa l’autore. E questa analisi mi è parso naturale trattarla con ironia, poiché l’ironia è un frutto della mente. Volevo avere un’ottica ironica sulle nevrosi che ci assediano”.

E ancora, Kim parla di come ha voluto le “sue” donne: “Ho cercato delle attrici brave e funzionali alla storia. Le prime due, interpretate da Jasmine Trinca e Cristiana Capotondi, dovevano essere semi perfette, per contrastare le manie di Tommaso ed essere capaci di soccorrere un personaggio così problematico, che trova difetti a ogni costo pur di mettere una distanza di sicurezza tra lui e loro. La terza donna invece doveva essere più selvatica ed immediata, l’ho cercata tra le campagne romane senza trovarla, finchè non ho ripreso in mano le foto di Camilla Diana, fatte al provino. E lei ha dimostrato di essere molto eclettica”. “Sonia è una donna di terra e fuoco, travolgente e seduttiva – interviene la giovane attrice – Doveva essere semplice, senza orpelli né complessità, diretta, tagliente e cinica nei confronti di Tommaso”.

La Capotondi ricorda i primi colloqui con l’attore e regista: “La prima cosa di cui abbiamo discusso è stata il senso del progetto, ossia se ci si poteva riconoscere nella storia, che ho trovato fresca nella sua trasparenza e nella volontà di essere il più obiettiva possibile. Il tema che affronta viene censurato da molti, ma è molto interessante e mi è piaciuto come è stato elaborato. E il cinema di Kim mi fa pensare a quello classico, girato con rigore”.

 

Leggi anche