venerdì, 4 dicembre 2020

Mobilitazione contro la censura

Mobilitazione contro la censura

Roma, 12 novembre (Red. Cin) – Un appello a Renzi perché intervenga sul Presidente iraniano in arrivo in Italia anche sul tema dei diritti civili, una mobilitazione ferma e condivisa da molte sigle dell’associazionismo, a Roma, per Keywan Karimi, il cineasta iraniano, condannato dalla Corte Islamica Rivoluzionaria a sei anni di prigione, e 223 frustate, perché ritenuto colpevole di ”propaganda contro il governo” e ”insulti a ciò che è sacro”’. “La mia unica colpa è aver girato a un film, non riesco a pensare a nulla che giustifichi questa condanna”. Dice in un’esclusiva videointervista all’attivista, sua amica, Costanza Saccarelli che l’ha mostrata aprendo ‘Riprese proibite’, la manifestazione promossa alla Casa del Cinema da Iran Human Rights Italia, con la partecipazione di 100Autori, Amnesty International Italia e il sostegno del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, (per il quale è intervenuta Teresa Marchesi) e del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (con Giona Nazzaro).

 

”Chiediamo al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che nei prossimi giorni incontrerà il presidente iraniano Hassan Rouhani, di parlargli anche di diritti umani e di casi come quello di Keywan e dei due poeti (Mehdi Musavi e Fatemeh Ekhtesari, ndr) condannati negli stessi giorni” ha detto Cristina Annunziata, presidente di Iran Human Rights Italia.

Chi è Karimi? ‘Pluripremiato per i corti “Broken Border” (2012) e The Adventure of Married Couple (2013), ispirato da un racconto di Italo Calvino, Karimi è bersaglio delle autorità soprattutto per il suo documentario Writing on the city”, ancora inedito, nel quale racconta la storia dei graffiti sui muri di Tehran, dalla rivoluzione khomeinista del 1979 alla rielezione di Ahmadinejad nel 2009. ”La prima volta mi hanno arrestato nel 2013, tenendomi per due settimane in prigione e hanno sequestrato il mio computer e gli hard disk – racconta il cineasta -. In due anni, durante l’inchiesta, mi hanno interrogato altre otto volte”. Un mese fa è arrivata la sentenza.

 

Nel videomessaggio Karimi ha anche ringraziato l’appoggio e l’aiuto che gli sta arrivando a livello internazionale, soprattutto da Francia e Italia ”mentre in Iran” ha detto “non mi hanno sostenuto ne ‘ i media ne’ gli altri cineasti, cosa molto triste”. Ora il regista aspetta ”La sentenza d’appello. Non so cosa succederà, potrebbero non volermi ascoltare”. Il suo unico desiderio ”è poter continuare a vivere e fare film in Iran. Sarebbe facile rifarsi una vita in un altro Paese, ma io voglio poter raccontare la mia gente e la mia società”.

Ma. almeno dall’Italia, le associazioni che hanno aderito alla manifestazione sono solidali con lui:
Per Daniele Cini dei 100Autori la sua condanna oggi ha il senso di un provvedimento medievale, “che fa pensare all’inquisizione, a Torquemada”. Per il Sngci, come ha ricordato Teresa Marchesi,la condanna  “non è solo una censura inaccettabile nei confronti di Karimi ma un attacco alla libertà, anche personale”

Il peccato ”di Keywan è stato aver mostrato la realtà – sottolinea Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia – , attraverso i graffiti di protesta o raccontando il contrabbando. In Iran questo non e’ possibile. Quest’anno in Iran, ha ricordato, sono già state superate le 900 esecuzioni, è il secondo Paese per condanne a morte dopo la Cina, ma confrontando il numero di abitanti, un miliardo in Cina e 80 milioni in Iran, è di fatto il primo”.

 

Giona Nazzaro, delegato generale della Settimana della Critica, ha spiegato di aver visto il film per cui è stato condannato Karimi: “E’ un documentario molto intelligente, che interpreta in chiave cronologica la mutazione dei graffiti su un muro – spiega -. La condanna è fermissima,non si toccano, poeti, registi, giornalisti, i diritti umani sono inalienabili’.
Per Karimi anche la solidarietà di alcuni autori nei videomessaggi arrivati. Tra gli altri, da Daniele Vicari e dal regista iraniano in esilio Mohsen Makhmalbaf. ”E’ opportuno che il governo italiano intervenga presso quello iraniano per il caso di Keywan Karimi – chiede il regista italiano”, dice ache Vicari. Mentre Makhmalbaf ha ricordato che ”ogni giorno in Iran almeno due persone vengono dal governo”.E ha concluso con un appello, subito applaudito: “Abbiamo bisogno del vostro aiuto in temi di democrazia e diritti umani”

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