venerdì, 10 luglio 2020

Javier Bardem è Escobar

Javier Bardem è Escobar

Venezia, 6 settembre (Fr. Palm.) – Ieri abbiamo visto Javier Bardem nel ruolo dello scrittore narcisista in Mother! di Aronofsky e oggi lo ritroviamo a dar corpo (in tutti i sensi, appesantito di molti chili) a Pablo Escobar, re del narcotraffico colombiano, nel film Loving Pablo di Fernando Leon de Aranoa, passato alla Mostra fuori concorso. Ad accompagnarlo, anche Penelope Cruz, che interpreta Virginia Vallejo, nota giornalista televisiva che ebbe con il boss una relazione clandestina.

Escobar al cinema aveva già avuto il volto di Benicio Del Toro ed era stato raccontato anche dalla serie tv di Netflix “Narcos”. Adesso arriva questo ritratto, che prende spunto dal libro di cronaca romanzata dalla stessa Vallejo. Bardem ha anche co-prodotto il progetto, in cui ha creduto molto, dal momento che aveva rifiutato altri film e ha accettato di fare solo questo. Come mai? Cosa lo ha convinto? “Mi interessava capire meglio la testa di un uomo che dicevano essere un padre amorevole ma ha creato tanto orrore ai genitori – afferma – Per un attore, questa è una contraddizione interessante”.

Bardem ha lasciato da parte il giudizio, l’unica via per calarsi bene nella parte di un personaggio così complesso: “Ci ho messo anni per ‘leggere’ i suoi colori e le sue sfumature. Non ho voluto renderlo umano per compiacerlo, ma solo per capirlo. Anche lui, come Hitler, è venuto da un altro pianeta e deve essere successo qualcosa che l’ha trasformato in un mostro”.

Un mostro, senza dubbio. Ma anche molto amato, specialmente dalle donne, come spesso accade ai criminali: “Il titolo del film asserisce proprio questo – dice Bardem – Volevo avvicinarmi a questo uomo reale e spiegare cosa succede se ci si innamora di una persona del genere. La sua storia ha cambiato il mondo in peggio e con il film, abbiamo presentato la nostra versione”.

La trasformazione fisica a cui si è sottoposto è evidente ma non così basilare: “E’ un fattore importante ma non il più importante – precisa Bardem – La somiglianza conta, ma il fisico serve per capire come mai aveva tante persone intorno a sé e da dove veniva tutta la sua energia. Il paradosso è che aveva un carattere debole e passivo, ma poi commetteva crimini atroci. E a proposito di peso fisico, non a caso il suo animale preferito era l’ippopotamo”.

Per Penelope Cruz, come è stato recitare al fianco dell’attore, suo compagno anche nella vita, vedendolo così cambiato esteticamente? “In verità, a spaventarmi non era il suo look, ma la sua energia e la sua aggressività – racconta – E’ vero che vedevo il personaggio e non Javier, ma ad un certo punto stavo diventando matta e contavo quanti giorni di riprese ancora mancassero”.

Per immedesimarsi in Virginia, invece, l’attrice sottolinea: “Ho avuto tanto materiale su di lei e mi interessava vedere come ragionava. Volevo che si scoprisse qualcosa della sua interiorità e mi piace che il film non mostri la violenza del mondo del narcotraffico, come fosse un videogame, ma il dolore vero. Vediamo tutto attraverso gli occhi della donna, che si sentiva attratta dal potere e dal magnetismo di questo’uomo, senza sapere che stava mettendo a repentaglio la sua vita”.

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