venerdì, 23 giugno 2017

Isabelle Huppert è Elle

Isabelle Huppert è Elle

Roma, 10 marzo (Fr. Palm.) – A donne forti, controverse, complesse e anche oscure Isabelle Huppert ha spesso dato volto e corpo, basta pensare, una su tutte, alla protagonista de La pianista di Michael Haneke. Con Elle di Paul Verhoeven, l’attrice aggiunge un altro forte e intenso ritratto, interpretando una donna con un passato traumatico alle spalle che condizionerà, inevitabilmente, la sua vita e le sue relazioni personali.

Per il ruolo, l’Huppert è stata candidata agli Oscar e il film, dopo il successo all’ultimo Festival di Cannes, arriva in Italia con Lucky Red dal 23 marzo, reduce da due Golden Globes e due César (premiato come Miglior film straniero e per la Migliore attrice).

Al centro della vicenda, tratta dal libro Oh di Philippe Djian, c’è Michèle, una donna borghese che lavora in una società di videogiochi, che gestisce lavoro e affetti con il pugno di ferro, senza mostrare mai emozioni o coinvolgimento. Un giorno, a pranzo, subisce un’aggressione: un uomo, con un passamontagna, entra in casa e la violenta. Ma anche davanti a questo evento così drammatico, reagisce senza scomporsi, in modo imperturbabile e quasi distaccato. Continua la sua vita di sempre, come se niente fosse, dividendosi tra ufficio e il giro di persone che abitualmente frequenta: l’ex marito, la sua collega e amica, il figlio che sta per diventare padre, un uomo di cui è amante ma senza nessun trasporto. L’aggressore, però, non la lascia in pace. Ma lei non sporge denuncia. E vuole scoprire chi è. E quando saprà la sua identità, tra i due scatterà un gioco ambiguo… e molto pericoloso.

Proprio per la piega che prende il rapporto tra vittima e carnefice, il regista racconta di aver dovuto girare la pellicola in Europa, a Parigi, e non in America, dove ormai abita da tempo, come aveva inizialmente deciso: “Per questo motivo, per i tratti  anche sadomaso della relazione, negli Stati Uniti non abbiamo trovato finanziamenti per il film, che non è stato incluso agli Oscar nella cinquina del Miglior film straniero ed è stata, diciamo così, un’esclusione politica. Isabelle Huppert si era già interessata alla storia e quando ci siamo resi conto che potevamo realizzarlo solo in Europa, sia perchè non avevamo rimediato i soldi, sia perchè nessuna attrice americana aveva voluto la parte, con umiltà siamo andati da Isabelle che subito ha detto sì, senza pensarci un attimo, accettando ogni punto della sceneggiatura. È un’attrice audace, quando crede nella parte fa quello che deve fare, senza sconti e senza compiacere il pubblico”.

L’impianto della storia è senza dubbio drammatico, ma nel film non manca l’ironia. Verhoeven spiega quanto abbia seguito fedelmente il romanzo, anche in questo: “Non ho inventato nulla, ho tenuto quello che il libro ci offriva – dice – L’ironia era presente, così come c’era il passaggio da parti violente a momenti più quotidiani, che riguardano la vita di Michèle e le persone che appartengono al suo mondo”. E ancora, il regista precisa: “Non volevo fare un thriller o un noir, non volevo nessun collegamento a un genere preciso. La vita stessa non è un genere, nel cinema si tende a categorizzare e dividere tra commedia e tragedia, ma io non amo incasellare, perchè l’esistenza è cosi, la mattina sentiamo fatti terribili e la sera ridiamo, con più leggerezza”.

Quanto alla protagonista, sottolinea: “Secondo me non è così tormentata, ha subìto alcuni eventi che hanno forgiato il suo carattere e quindi la vedo come una sopravvissuta. Rifiuta di essere una vittima, non vuole essere considerata tale, nè vuole la pietà. Sembra dire ‘ama il tuo nemico’, ma non credo si possa definire una donna amorale e, comunque, nei miei film evito sempre la moralità e non accuso affatto Michèle per ciò che fa”.

Infine, il regista parla dei prossimi suoi lavori:  “Farò un film in Toscana, sulle storia di due suore, nel monastero di Peschia, vicino Firenze, ispirata al libro di Judith C. Brown Immodest Acts: The Life of a Lesbian Nun in Renaissance Italy. E poi c’è il film su Gesù, tratto dal mio libro L’uomo Gesù: la storia vera di Gesù di Nazaret“.

 

 

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