venerdì, 20 aprile 2018

Io c’è, come inventarsi una religione

Io c’è, come inventarsi una religione

Roma, 22 marzo (di Francesca Pierleoni) “Siamo partiti dalla domanda: perché c’è il bisogno di credere nelle storie inverosimili che raccontano tutte le religioni. Abbiamo provato a riderne ma con rispetto anche perché sono affascinato da chi ha fede, da ateo sento che hanno qualcosa più di me”. Parola di Alessandro Aronadio che dopo il pluripremiato Orecchie, torna alla regia con Io c’è, commedia pungente nella quale Edoardo Leo, per evitare di pagare le tasse, fonda una religione, con l’aiuto della sorella commercialista (Margherita Buy) e uno scrittore fallito (Giuseppe Battiston). Il film uscirà il 29 marzo, giusto per Pasqua, in 350 copie con Vision Distribution.

Per Leo, che è anche cosceneggiatore con il regista, Renato Sannio e Valerio Cilio, nel film “c’è una metafora interessante sul confine tra fede e ‘creduloneria’, tra religione e cialtroneria. Spero che Io c’è susciti qualche dibattito; se nessuno si sente toccato, non è un film giusto”.

Nella storia, tutto comincia quando Massimo (Leo), per non pagare più tasse e contributi sul suo ‘Miracolo italiano’, bed & breakfast in crisi, prende l’idea dal convento/albergo di fronte, gestito da implacabili suore, di trasformare la sua palazzina in un luogo di culto, dove ospitare i turisti in cambio di una donazione (esentasse). Per farlo, dopo aver invano tentato di coinvolgere officianti cattolici, musulmani ed ebrei, decide di fondare una nuova religione, con l’aiuto della paziente sorella Adriana (Buy), e il nuovo compagno della ex moglie, Marco (Battiston), autore di libri ” che non si devono leggere”. Nasce così lo ‘ionismo’, una sorta di’ best of’ degli altri credi, che ha come primi fedeli i senzatetto ‘sottratti’ alle sempre più arrabbiate suore. Tra i principi della fede, non avere altro Dio all’infuori di te”, suggerimenti al posto dei comandamenti, nessun peccato mortale ne’ aldilà, perché questa vita qui e ora è il paradiso. Il gruppo cresce, fra gli altri, anche con Teodoro (Bruno) un disabile un po’ fascista, e Teresa (Michelini), gravemente malata di cuore. Massimo si accorge presto però che essere santone non è affatto facile…

All’inizio, ”il mio personaggio sembra molto distante da quel mondo cialtronesco – spiega Margherita Buy – ma qualcosa di cialtrone c’è in tutti noi”. Nella storia c’è un pizzico di crudeltà – aggiunge Battiston – sentimento mai esplorato abbastanza. E’ stato meraviglioso fare un viaggio all’interno della porcheria umana”. Lo ionismo “è una religione con elementi liberatori, molto comoda e contemporanea – dice Aronadio -. Mette lo specchio e te stesso al centro, in un’epoca in cui i selfie sono il modo di manifestare la propria esistenza e ci si sente poeti scrivendo un post su facebook”.

Per prepararsi, gli autori hanno guardato molti documentari su religioni e derive varie della fede: “Mi ha molto colpito il pastafarianesimo una religione goliardica e di protesta – spiega il regista – nata quando il governo del Texas, ha stabilito si dovesse insegnare a scuola oltre all’evoluzionismo, anche il creazionismo. Allora un professore universitario (Bobby Henderson, ndr), ha elaborato una tesi scherzosa, individuando il creatore in un prodigioso spaghetto volante che con i suoi tentacoli avrebbe creato l’uomo. Il professore ha sfidato le autorità a dimostrare che non fosse vero e così i pastafariani sono stati riconosciuti e alcuni hanno ottenuto di potersi fare le foto per i documenti con lo scolapasta in testa. In fondo che differenza c’è tra velo, kippah o scolapasta? Ognuno crede in quello che vuole”.

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