domenica, 27 settembre 2020

La macchinazione: il Pasolini di Grieco, in cerca della verità

La macchinazione: il Pasolini di Grieco, in cerca della verità

Roma, 14 marzo (Fr. Palm.) – Far luce – finalmente, una volta per tutte – sui veri colpevoli della morte di Pier Paolo Pasolini e rendergli omaggio con un “film di pancia” che faccia discutere e riaccenda il dibattito, come avveniva col cinema di una volta: ecco cosa ha spinto David Grieco a realizzare La macchinazione (in sala dal 24 marzo con Microcinema) e a far indossare a Massimo Ranieri gli occhiali scuri che sono un po’ il simbolo dello scrittore e regista, ucciso nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975.

La pellicola, interpretata, tra gli altri, anche da Libero De Rienzo, Matteo Taranto, Milena Vukotic, Roberto Citran e da vari volti emergenti, come Alessandro Sardelli nel ruolo di Pino Pelosi, arriva in sala dal 24 marzo con Microcinema. A produrla, Marina Marzotto per Propaganda.

Grieco conosceva bene Pasolini: lo ha frequentato sin da bambino come amico di famiglia, ha recitato per lui in Teorema e ha raccolto, da giornalista dell’Unità, tanti suoi messaggi indirizzati al PCI di Berlinguer. Pasolini, inoltre, gli ha anche presentato Sergio Citti, per cui ha scritto vari film. Non poteva che essere dunque in prima fila a “combattere” per sapere cosa accadde davvero all’Idroscalo di Ostia quella sera, perchè, sostiene, “Non c’è una sola parola vera nella versione ufficiale. È vergognoso e assolutamente necessario riaprire la questione, specialmente dopo il ritrovamento sul luogo del delitto di cinque nuovi DNA. Nel percorso delle indagini sono al fianco dell’avvocato Stefano Maccioni, che ha chiesto nel 2009 la riapertura del caso dopo tre gradi di giudizio e si è impegnato a istituire una commissione d’inchiesta parlamentare”.

Nelle immagini, vediamo gli ultimi tre mesi di vita di Pasolini, in quel periodo alle prese con il montaggio di Salò o le 120 giornate di Sodoma e con la stesura del romanzo “Petrolio”, contro il potere politico ed economico. Sul fronte privato, frequentava un ragazzo di borgata, Pino Pelosi, un “puro” che però finì in un giro malavitoso più grande di lui, guidato dall’organizzazione criminale della Banda della Magliana. E fu lei a muovere i fili di tutto, ordinando prima il furto del negativo di Salò e poi “la trappola” tesa a Pasolini per riaverlo: un appuntamento notturno da cui l’intellettuale non torno più a casa e che diventò una delle pagine più nere della cronaca nazionale, aggiungendo un altro nome ai “cadaveri eccellenti” di quell’epoca.

“La strategia della tensione ha fatto in totale 3500 vittime, lo stesso numero di quelle dell’11 settembre”, afferma Grieco, che non ha portato ancora il film a nessun festival: “Credo che prima debba essere visto in Italia, poi andrà altrove – dice – È un film nostro e nostra è questa storia, anche se Pasolini appartiene a tutto il mondo. Il punto è che all’estero la sua omosessualità non è mai stata un problema, ma nel nostro paese sì. Aspetto anche critiche al film, che sembra girato negli anni ’70 e volutamente non è ‘figo’, perchè altrimenti sarebbe stato il peggiore insulto per Pasolini. Gli unici miei effetti speciali sono stati gli attori”.

Come è stato per Ranieri interpretare un ruolo così complesso? “Conosco David da tanto tempo e ho subito accettato, ma ho avuto molta paura – risponde – Per la tensione mi è venuta una febbre psicosomatica prima delle riprese, che mi ha fatto andare sul set in ritardo di una settimana. Ma sono felice di aver fatto il film, perchè anche io voglio la verità, come un comune cittadino italiano”.

 

 

 

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