venerdì, 9 dicembre 2022

In sala Anna Frank e il suo Diario raccontati da Ari Folman

In sala Anna Frank e il suo Diario raccontati da Ari Folman

Roma, 29 settembre- Otto anni per realizzarlo, più di 160mila disegni diversi e ben quattordici paesi coinvolti. Arriva in sala il nuovo film del regista israeliano Ari Folman, noto a tutti per il suo Valzer con Bashir (2008) sulla guerra in Libano, vincitore del Golden Globe per il miglior film straniero e nominato all’Oscar per il miglior film straniero nel 2009.

Nato ad Haifa da una famiglia di ebrei polacchi sopravvissuti al campo di concentramento di Auschwitz, Folman ci porta in sala (dal 29 settembre distribuito da Lucky Red) un altro film d’animazione che ci tocca nel profondo. Il titolo originale è Where is Anna Frank. Quello italiano: Anna Frank e il diario segreto. Più letterale, perché descrive ancor meglio la storia che ruota tutta intorno al famosissimo Diario della giovane ebrea tedesca divenuta simbolo della Shoah.

Protagonista è Kitty, un’amica immaginaria di Anna alla quale lei confida tutti i suoi segreti. Sono gli anni 2000 e la casa nascondiglio di Anna ad Amsterdam è stata adibita a museo attirando visitatori di tutto il mondo, Kitty, convinta che lei sia ancora viva, si mette sulle sue tracce, aiutata da Peter, che gestisce un centro di accoglienza segreto per rifugiati clandestini.

Realizzato su proposta della fondazione di Anna Frank di Basilea, che comunque ha lasciato carta bianca al regista. Per cui Folman “profondamente colpito dalla scrittura del diario e dal modo in cui si rivolgeva agli adulti”, affiancato dalla disegnatrice Lena Guberman, ha deciso di “smuovere i giovani” e di fare un film colorato, adatto anche ai bambini, nonostante parli di una pagina dolorosissima della nostra storia ovvero della terribile deportazione in uno degli ultimi treni che da Amsterdam andava ad Auschwitz-Birkenau di Anna Frank e la sua famiglia. E anche dei nostri giorni: il tema dei rifugiati.

“Questo film segue l’eredità del padre di Anna Frank, che, tornato dal campo di concentramento, non sapeva che la figlia fosse morta. Lui dedicò la sua vita ad esaurire i desideri di sua figlia ovvero farla diventare la più giovane scrittrice al mondo, e in questo credo sia riuscito, e poi far diventare l’Olocausto un luogo di pietà nei confronti di tutti i bambini che vivono in guerra a prescindere dalla loro appartenenza etnica o religiosa. Investì tutti i soldi ricavati dalle vendite del Diario in organizzazioni che si occupano di aiutare i bambini in zone di guerra. Ecco, io vorrei che anche questo film generasse compassione nei confronti di questi bambini”, conclude Folman.

Giulia Lucchini

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