sabato, 20 gennaio 2018

In ricordo di Falcone e Borsellino

In ricordo di Falcone e Borsellino

Roma, 15 ottobre (Francesca Palmieri) – Colpisce rivederli insieme, anche solo sul grande schermo, interpretati da attori, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Fiorella Infascelli, in Era d’estate, li ha riuniti all’Asinara, nella stessa abitazione, dove per motivi di sicurezza furono mandati da Palermo con le rispettive famiglie nel 1985, lavorando da lì alla maxi istruttoria per il processo alla mafia dell’anno successivo.

La pellicola, prodotta da Fandango con Rai Cinema e prossimamente nelle sale (la data precisa non è stata ancora annunciata), è stata scelta dalla Festa di Roma come pre-apertura. Ad accompagnarla, insieme alla regista, i protagonisti Massimo Popolizio (Giovanni Falcone), Giuseppe Fiorello (Paolo Borsellino), Valeria Solarino (Francesca Morvillo) e Claudia Potenza (Agnese Borsellino).

La regista, che ha definito il suo film “intimo, semplice e quasi geometrico”, insieme al co-sceneggiatore Antonio Leotti ha raccontato come i due giudici hanno vissuto quell’esperienza, immaginando dialoghi, situazioni e stati d’animo: “Antonino Caponnetto raccontava che durante il soggiorno non avevano con loro le carte del maxiprocesso di Palermo e che quindi per molti giorni non poterono lavorare – spiega l’Infascelli – È stato questo dettaglio a farmi venire l’idea del film, immaginare Falcone e Borsellino a tre mesi dall’inizio di uno dei più grandi processi del secolo, con l’ordinanza da finire, costretti a quell’esilio”.

La regista ha girato nella reale foresteria in cui abitarono: “Abbiamo reinventato una loro vacanza, chiusi dentro quella casa sul mare, ma alcuni fatti sono veri, come il malessere della figlia che ha sofferto di anoressia – dice – Sia Falcone, sia Borsellino amavano il mare ed è stata una strana contraddizione l’essere bloccati lì accanto a un elemento importante per entrambi, in un’isola misteriosa e inquietante. Ho voluto che il mare apparisse sempre, un mare che cambiava a seconda dei loro umori”.

Quella permanenza forzata ha permesso alle famiglie di passare insieme quel tempo che a Palermo non c’era mai: “E’ stata un’occasione, si sono ritrovati – afferma l’Infascelli – I due giudici erano degli eroi famosi ma nella vita privata erano spiritosi e legati alle loro mogli. Tenevo molto anche al ruolo delle due donne, due grandi donne che trasmettevano solarità”.

Fiorello ha ammesso la paura iniziale di confrontarsi con un personaggio simile: “Mi tremavano i polsi quando mi è stata fatta la proposta, la storia di Borsellino parla da sola. Ma subito dopo, ciò che mi ha confortato e reso sicuro di me è stata la sceneggiatura. Mi sono sentito protetto nel portare a termine un personaggio che stava nella mia immaginazione e che non doveva essere un’imitazione. Fiorella non voleva ci fossero somiglianze e mi sono affidato completamente a lei, senza leggere libri e senza incontrare le persone che avevano conosciuto Borsellino”.

Popolizio, invece, ha detto di essere stato confortato dal fatto che “non fosse la storia di Falcone, ma solo un particolare segmento, un interludio di una bolla della sua vita. Si è trattato di lavorare sul micro e non macro, sulle sfumature”.

 

Leggi anche