domenica, 11 dicembre 2016

In ricordo di Eduardo e Shakespeare

In ricordo di Eduardo e Shakespeare

Roma, 22 novembre (Fr. Palm. con servizio video di Stefano Amadio) – È un omaggio a due pilastri del teatro, Eduardo De Filippo e William Shakespeare, La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu, ispirato a “L’arte della commedia” del drammaturgo campano e alla sua traduzione de “La tempesta”, che si incontrano nella commedia girata all’Asinara, che Microcinema porta in sala dal 1° dicembre.

Nel cast del film, prodotto dalla Paco di Arturo Paglia e Isabella Cocuzza con Rai Cinema e il sostegno del MiBACT, tra gli altri, Sergio Rubini, Ennio Fantastichini, Teresa Saponangelo, Renato Carpentieri, Francesco Di Leva e Ciro Petrone.

Sull’isola-carcere sarda, a causa di un naufragio, si uniscono i destini di un gruppo di attori e di alcuni camorristi in fuga, che si improvvisano teatranti per “confondersi” e non essere arrestati dal Direttore della prigione. Il Direttore, che ha avuto una moglie attrice e quindi è esperto di teatro, per capire la loro vera identità ordina di mettere in scena “La tempesta”, convinto di smascherare i criminali. È così, dunque, che nel palcoscenico della vita prende vita lo spettacolo, sul sottile confine tra vero e verosimile… e quale dei due vincerà?

Come racconta Cabiddu, che ha lavorato con Eduardo per 5 anni e ha scritto la sceneggiatura con Ugo Chiti, “Il mio intento era di trarre un film da La tempesta nella concezione teatrale della traduzione in napoletano di Eduardo De Filippo, usando come “punto di partenza” la sua Arte della Commedia: l’esigenza del teatro in una qualsiasi società, il rapporto realtà/finzione, la diversità, l’incomprensione, la vendetta e la grazia. La traduzione de La tempesta è stato un testo che mi è rimasto nella pelle, perchè curai il montaggio”.

Il regista spiega di aver “tolto la pesantezza del testo originale” e di aver “restituito la profondità della tradizione, guardando al futuro”. Centrale l’ambientazione: “Quando visitai l’Asinara, mi è sembrata perfetta come location per la storia – dice Cabiddu – perchè è un’isola incantata, con animali selvatici e una natura prepotente. È come un personaggio e noi abbiamo lavorato in simbiosi, dentro un posto fuori dal mondo che regala il viaggio nell’andare e l’approdo nel tornare”.

Concorda anche Rubini, sull’influenza dell’aver recitato in un quel luogo: “L’isola ha giocato un ruolo fondamentale, è bellissima ma anche inospitale, un posto vero e non farlocco, anche con dei pericoli. Nel nostro mestiere, la propria vita prende la stessa vita di quello che c’è intorno”. L’isola ha stimolato anche l’unione tra gli attori, come sottolinea la Saponangelo: “Abbiamo fatto delle grandi chiacchierate su cinema e teatro e delle lunghe e produttive cene che ci hanno messo in contatto”.

“La natura mi ha regalato un impatto nuovo e potentissimo”, dichiara invece Fantastichini, che si è lasciato andare anche ad una riflessione sul modo attuale di intendere – e considerare – un certo tipo di cinema più “di nicchia”: “Ormai non si dice più ‘come era il film’ ma quanto ha incassato – afferma – Se si vuole piacere a tutti si vola basso, perchè non si può piacere a tutti e il cinema rivela scontri. Ci sono tanti conflitti tra produzione e distribuzione e c’è l’egemonia degli esercenti che parlano di prodotto, anche se non può essere la regola dominante. La poesia è un valore da difendere e ci vorrebbero delle iniziative di sostegno per certi film. Tutti dovremmo combattere per questo, senza assecondare il mercato”.

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