sabato, 11 luglio 2020

Berlinale: Sorprende La terra dell’abbastanza

Berlinale: Sorprende La terra dell’abbastanza

Berlino (ldc) – Un’opera prima molto attesa ha sorpreso la Berlinale con il debutto dei fratelli D’Innocenzo, Damiano e Fabio, gemelli romani, 28 anni, cresciuti a Tor Bella Monaca, autori del soggetto e della sceneggiatura ma, soprattutto, registi di un film che affronta il senso dell’amicizia attraverso il racconto di una periferia estrema e malavitosa. E’ Roma, la periferia degradata e violenta di una realtà che ricorda il clima del cinema di Claudio Caligari, per non scomodare Pasolini, La terra dell’abbastanza coatta e disperata, “Luogo di preannunciata sconfitta”, come la definiscono i fratelli registi che si chiedono “Come si può sfuggire, in un luogo così segnato, alla coattagine?” E rispondono: “Per quanto ci riguarda, ci ha aiutato la cultura che avevamo in casa”, ma il film corre sul filo del racconto borderline di una vera e prorpia iniziazione casuale e involontaria alla delinquenza in cui scivolano due classici ‘bravi ragazzi’.

Nella storia sono Mirko (Andrea Carpenzano, rivelazione nel film di Francesco Bruni Tutto quello che vuoi), e Manolo (Matteo Olivetti), due amici della periferia di Roma che frequentano la scuola alberghiera e sognano di fare i bartender finchè una notte un banale incidente automobilistico non cambia la loro vita: quando investono, e uccidono, un uomo capiscono molto presto di non aver tolto di mezzo una persona qualsiasi ma un delinquente considerato all’interno del suo stesso clan un traditore. Averlo eliminato senza far scomodare un killer professionista trasforma, per loro, l’incidente in un’opportunità, quasi un vero colpo di fortuna. E aver fatto fuori un pentito del clan criminale che controlla la zona senza neanche sporcarsi le mani rende loro, dalla sera alla mattina, un ruolo, rispetto e soldi che non hanno mai visto. Insomma è un biglietto d’ingresso a costo zero nel mondo della delinquenza organizzata. Un’idea straordinaria, che il film affronta anche con due ‘non’ protagonisti come Max Tortora nel ruolo del padre di uno dei due e Luca Zingaretti che interpreta il boss.

“Con questo film volevamo raccontare com’è maledettamente facile assuefarsi al male” hanno spiegato i registi che sono cresciuti in periferia facendo lavori precari e arrivando al cinema dopo aver bussato per ben cinque anni a molte porte, senza aver mai studiato niente del cinema, in nessuna scuola. Ma fino a che punto, si chiede e ci chiede il film, si può fingere di non sentire nulla? Baciati dall’improvvisa fortuna di aver realizzato il loro progetto, a Berlino fuori concorso e presto in sala prodotto da Pepito di Agostino Saccà & figli, i fratelli registi in Boys Cry, questo il titolo internazionale del film, hanno una loro ‘morale’ sostenendo che anche nel più duro dei ‘duri’ si possa trovare qualcosa di romantico, scardinando il machismo obbligato nella filosofia delle periferie più segnate dalla violenza e controllate dalla criminalità in cui la sensibilità è inevitabilmente sinonimo di debolezza. Dopo l’esordio e il successo berlinese, ritorno sul set: i D’Innocenzo, già entrati nell’albo dei fratelli registi, insieme stanno già preparandosi a mettere in pista un western e una dark story.

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