giovedì, 18 luglio 2019

Il ritorno di Zanasi

Il ritorno di Zanasi

Torino, 23 novembre (r. cin.) – Se la felicità oggi è così difficile da cercare e soprattutto da raggiungere, Gianni Zanasi ha trovato un motivo con il titolo del suo ultimo film, passato al Torino Film Festival in “Festa mobile”: La felicità è un sistema complesso.

Fare cinema a volte può essere altrettanto complesso, dal momento che il regista è tornato dietro la macchina da presa a ben sette anni di distanza da Non pensarci. Come mai tutta questa attesa? “Prima ho scritto un film che non mi piaceva, poi ne ho scritto un altro che non è piaciuto a nessuno – risponde – E così il tempo è passato”.

Proprio come allora, il regista ha voluto con sè Valerio Mastrandrea e Giuseppe Battiston, affiancati dall’israeliana Hadas Yaron. L’attore romano interpreta Enrico Giusti, uomo solitario che si dedica esclusivamente al suo lavoro, in cui è abilissimo: salva le aziende in crisi, sull’orlo della rovina, diventando (finto) amico dei dirigenti, così da convincerli a lasciare la gestione ed evitare il fallimento, scongiurando così il licenziamento di tanti dipendenti. Un giorno la sua routine piatta e sempre uguale subisce uno scossone provocato da due incontri non previsti: quello con una studentessa straniera problematica e fragile, di cui si prenderà cura, e quello con due giovani fratelli, rimasti orfani improvvisamente, che hanno ereditato l’azienda di famiglia e devono farsi carico di questa grande responsabilità. Gestire queste due nuove situazioni per Enrico non sarà semplice, ma spesso è proprio il contatto con l’altro, inizialmente destabilizzante, a suggerire come comportarsi al meglio, anche con se stessi…

“Il film è più maturo rispetto al passato, si prende dei rischi e nasce da una mia urgenza – dice Zanasi – Sentivo il bisogno di parlare del cambiamento, un tema che mi porto dietro dal primo film, ma allargando il concetto a una dimensione più collettiva. Ho parlato di quanto cambiare sia necessario, indispensabile e allo stesso tempo ambiguo”.

Il regista spiega poi bene le caratteristiche del protagonista: “Enrico è un idealista che fa quel lavoro perché pensa davvero di poter incidere sulla vita degli altri e migliorarla, ha una vita irrisolta e vuole cambiare il mondo perché non riesce a cambiare se stesso. E’ contradditorio e oscilla in modo vertiginoso tra gli opposti, è giovane e vecchio allo stesso modo e unisce innocenza e cinismo. La finanziaria lo manipola come lui manipola tutti”.

Mastandrea, a Torino anche in veste di presidente di giuria, ha contribuito a costruire il suo personaggio, come racconta: “Gianni si diverte a sperimentare,  scopre le soluzioni man mano e cerca con te i punti di riferimento, chiedendoti di essere te stesso. Il primo copione che mi ha fatto da leggere era di mille pagine, ma già dalla seconda pagina ho capito che il protagonista mi somigliava tantissimo. Abbiamo lavorato insieme per un anno, poi il lavoro è continuato sul set anche se tante cose sono arrivate in maniera istintiva”.

Zanasi conferma quanto si affidi al cast: “I miei attori diventano anche coautori – afferma – E’ raro trovare chi si adatta rapidamente al mio metodo di lavoro, ma per fortuna Valerio, come Giuseppe e Hadas, lo hanno fatto. Valerio poi è una persona ricca di sfumature, non giudica e fa divertire anche quando affronta temi seri”.

Che la pellicola parli del cambiamento, è stato detto. Ma non solo, come aggiunge Zanasi: “Parla anche di come si cerca di crescere e di come basti poco per diventare più grande ma anche più vecchio, non soltanto in senso anagrafico”.

La felicità è un sistema complesso, prodotto da Pupkin con IBC e Rai Cinema, arriva in sala dal 26 novembre con BIM.

 

Leggi anche