martedì, 19 febbraio 2019

Il primo re, sangue e mito

Il primo re, sangue e mito

Roma, 24 gennaio – (red. cin) Un viaggio all’indietro fino al 753 a.C, per raccontare il mito di fondazione di Roma, con un epic fantasy crudo e violento, tanto quanto i tempi in cui è ambientato, che gioca sulla verosimiglianza. Dall’uso per i dialoghi di un protolatino sottotitolato alla fotografia, solo con luce naturale di daniele Ciprì. E’ la sfida intrapresa da Matteo rovere (Veloce come il vento), con Il primo re, in sala dal 31 gennaio in 300 copie con 01. Un progetto da nove milioni di euro, girato interamente in esterni, sui Monti Simbruini, i Monti Lucretili, il Monte Cavo e il Monte Ceraso nel parco di Veio, che ha richiesto anche una unga postproduzione (14 mesi) . Per i protagonisti Rovere, coautore anche di soggetto e sceneggiatura con Filippo Gravino e Francesca Manieri, si è affidato al carisma consolidato di Alessandro Borghi per Remo, e la rivelazione Alessio Lapice per Romolo.

“Volevamo calare lo spettatore nel Lazio del VII secolo avanti Cristo, nel modo più realistico possibile — ha spiegato il regista -. vogliamo dimostrare che l’industria italiana è in grado di realizzare opere all’altezza degli standard internazionali”. Traendo elementi fra gli altri, da Livio, Plutarco, Ovidio, e ricorrendo alla consulenza di archeologi e antropologi, Rovere ci proietta sulle sponde del Tevere del VII secolo a.C, dove Romolo e Remo, dopo essere sopravvissuti all’esondazione del fiume, vengono catturati dei guerrieri di Alba Longa, dove come gli altri prigionieri sono costretti a scontri senza scampo. I due fratelli fomentano una rivola e ci si ritrova sul percorso della leggenda.

Per Borghi il film “è soprattutto una storia d’amore tra due fratelli pecorai”. Il loro, dice Lapice “.è un amore fatto di sguardi, di capirsi prima che l’altro parli, di vivere in simbiosi quasi il respiro, quasi come un corpo”. È un lavoro “sulla fratellanza sull’amore di due fratelli, ma nel finale ci sono temi come la nascita dell’imperialismo e della stessa politica” aggiunge il cineasta.

Per affrontare l’impegno fisico richiesto dalle riprese di il primo re “Tu puoi prevedere tutto e prepararti a tutto – spiega Borghi- ma, nonostante questo , non puoi immaginare come reagirai. Mangiavamo in mezzo al bosco senza lavarci per giorni: il primo albergo che ci ha ospitato ci ha chiesto il rimborso per le lenzuola. Ci ho messo un bel po’ a tornare alla civiltà”. Le sequenze d’azione “sono state coreografate e realizzate nei circa cinque mesi di preparazione dedicati alla pellicola: abbiamo cercato di trasformare i nostri protagonisti in veri e propri stunt, per aumentare la dose di realismo – sottolinea il regista nelle note di produzione – . Ad esempio, la scena iniziale dell’esondazione del Tevere ha impegnato oltre due settimane di riprese tra location e studio, con la costruzione di un bacino d’acqua lungo quarantacinque metri, contenente circa mezzo milione di litri e dotato di una piattaforma basculante alta venti metri, con plate girati tra Italia, Ungheria e Colombia”.

Leggi anche