sabato, 20 luglio 2019

Fantasia al potere

Fantasia al potere

Roma, 24 ottobre (Red. Cin) – “Sicuramente mi ha ispirato il lirismo di Miyazaki e mi ha dato ispirazione la fantasia di Totoro. Ma soprattutto ho sempre pensato che Il piccolo principe sia un libro magico per bambini, e bambini ‘cresciuti’ di tutte le età”.

 
Così il regista Mark Osborne racconta Il piccolo principe, dopo Cannes nell’ultima giornata della Festa di Roma prima di uscire in sala con Lucky Red nella versione italiana doppiata da voci dei talent che hanno sostituito quelle originali della versione francese. Il film è l’adattamento cinematografico – molto libero – del celebre romanzo omonimo scritto da Antoine de Saint-Exupéry nel 1943. Dice ancora il regista Mark Osborne (che ha diretto anche Kung Fu Panda): “Non volevo farne una trasposizione letterale ma proteggere l’essenza del romanzo attraverso una storia che parlasse di come può influire sulle nostre vite. E ho scelto di raccontare il punto di vista di una bambina che trova il libro e se ne lascia conquistare”

 

“Ogni volta che lo leggi puoi trovarci una novità, un approfondimento, qualcosa di significativo che non avevi colto prima” dice il regista”. “Ecco perchè mi piae e mi entusiasmo quando so che i nonni portano a vederlo i nipoti”. Quanto c’è di assolutamente fedele al romanzo di Saint Exupèry?
Niente computer o smartphone, nel film. Il regista spiega che il suo obiettivo era quello di realizzare, come accade per il libro, “una storia fuori dal tempo, in un film che possa parlare una lingua universale”.

 

Molto, nel rapporto tra la mamma e la figlia all’inizio del film, è tratto in questi senso dale prime pagine del romanzo, in cui Saint-Exupéry  racconta come tutti gli chiedessero, da bambino, di smettere di disegnare per studiare meglio scienza e matematica. “Spesso ai bambini si chiede di crescere troppo rapidamente” dice ancora il regista. Quanto allo stile dell’animazione che ha scelto, aggiunge che unire diversi stili di animazione è stata una delle prime idee che ha avuto: “temevo non mi consentissero di usare la stop-motion, ma io volevo assolutamente rendere la sensazione di qualcosa di fragile come la carta, che dà più poesia e calore alla storia”.

 

E così proprio la stop-motion ha il sapore di qualcosa di antico, come un ricordo d’infanzia. “Tutti noi animatori” dice ancora il regista “siamo molto appassionati di cinema, non solo d’animazione. Ecco perchè non nego che nel mio Piccolo Principe ci siano espliciti richiami a Jacques Tati e Mon Oncle. Se ho trasferito la storia originale negli occhi di una bambina è stato per ‘proteggere’ il libro, creando un filtro perché quello che vediamo è la sua versione della storia, vista attraverso la sua immaginazione. Anche questo è un modo per dialogare col pubblico del cinema…”

 

 

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