mercoledì, 18 settembre 2019

il ‘padrino’ Riondino, la Mostra mi ha fatto crescere

il ‘padrino’ Riondino, la Mostra mi ha fatto crescere

Venezia, 28 agosto – (Fr. Pierl) Essere “padrino, o madrino, come volete, per la serata di apertura e chiusura è un’esperienza unica, che mi lusinga. Io sono cresciuto grazie alla Mostra e ai suoi film”. Lo dice sorridendo Michele Riondino sulla terrazza del Palazzo del Cinema, alla vigilia del suo debutto come cerimoniere. L’attore
alla Mostra del cinema di Venezia si sente “un po’ come a casa. Ci sono arrivato prima come spettatore, in tenera età, da studente di teatro, proprio per ammirare il cinema i grandi attori e registi, poi molte volte come attore (tra i tanti suoi film al Lido, Dieci inverni, Noi Credevamo, Il Giovane favoloso, Bella addormentata, Acciaio, La ragazza del mondo).

Essere padrino a Venezia (ricoperto l’anno scorso da Alessandro Borghi) “lo porto avanti con orgoglio, sento di poter rappresentare la Mostra in maniera seria, cercherò di non deludere. Nel testo che ho scritto celebrerò il mio mestiere e quello che rappresenta per me, come artista e come uomo. Ma parlerò anche del grande potere del cinema, del suo saper andare oltre i pregiudizi, della sua capacità di aiutare a comprendere senza giudicare”. Il programma di quest’anno a Venezia lo trova esaltante: “Sono tanti i film che non vedo l’ora di vedere, da Il primo uomo di Chazelle al remake di Suspiria diretto da Guadagnino, o Roma di Cuaron”. nelle ultime settimane c’è stata polemica per le poche registe donne nella selezione: “trovo svilente parlare di quote rosa, il problema c’è ma va affrontato in maniera più seria e generale. Bisogna chiedersi perché sono ancora così poche le donne non solo registe ma anche negli altri mestieri del set”.

Questo ruolo inedito è Una nuova sfida che si affianca a quella che sta per affrontare a teatro, nei panni del demone Woland nell’allestimento di Il maestro e Margherita di Bulgakov, con cui sarà in tournée e sul set, per ‘Un’avventura’, musical diretto da Marco Danieli, con Laura Chiatti e le canzoni di Lucio Battisti e Mogol come colonna sonora. “E’ proprio una sfida e la considero rischiosissima, perché dovrò cantare e danzare, sto già prendendo lezioni, speriamo bene. Però è un film che non mi sono voluto far sfuggire, anche perché con Marco Danieli ci siamo trovati benissimo nella sua opera prima, La ragazza del mondo. E’ un regista molto lucido, attento e coraggioso e con il quale siamo entrati subito in empatia, condividendo la crescita del personaggio. Ed è quello che facciamo anche in questo film”.

Il ricordo più forte che ti ha lasciato la Mostra? “la fila per guardare un film, che è sacra. Quando la fai capisci cosa vedere e cosa evitare, quali sono le sorprese e le delusioni”. In gara quest’anno c’è Mario Martone, con cui Riondino è stato a Venezia per Noi credevamo e Il Giovane favoloso: “non dimenticherò mai che Mario per avermi in Noi credevamo, ha aspettato che finissi le recite che mi impegnavano in uno spettacolo teatrale autogestito. Una cosa per cui non finirò mai di ringraziarlo”.

L’attore, che da sempre affianca al suo mestiere l’impegno civile, in mattinata aveva anche commentato la stretta attualità politica: ” “Sono contento di non incontrare il ministro Salvini (che domani sarà a Venezia ma non alla Mostra) ne’ altri rappresentanti del cosiddetto governo del cambiamento – ha detto al Corriere del Veneto -. Salvini non mi rappresenta e non rappresenta la maggioranza di quelli che hanno votato 5 Stelle. E lo dico da elettore dei 5 Stelle. Chi ha votato 5 Stelle non si sarebbe mai messo con la Lega. Non avrei mai accettato il contratto di governo con la Lega e non avrei mai votato 5 Stelle se avessi saputo che loro lo avrebbero fatto”.

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