martedì, 21 novembre 2017

Il “notturno” esordio di De Sica

Il “notturno” esordio di De Sica

Roma, 10 maggio (Fr. Palm.) – Andrea De Sica, nipote del grande regista Vittorio e figlio del musicista Manuel, il cinema, com’è naturale, lo ha nelle vene. Ma con I figli della notte, suo esordio dietro la macchina da presa, rompe schemi e tradizioni di famiglia e firma un film di genere, drammatico, duro e oscuro, sia per il tema affrontato, sia nei toni della luce e della fotografia.

“Proprio perchè mi chiamo De Sica di cognome, volevo fare il mio film, che è una sorta di esperimento e affronta argomenti non già battuti – dice – Lo considero l’inizio di un racconto lungo e così facendo, ho messo in chiaro subito che tipo di cinema voglio fare”.

Prodotto da Vivo film con Rai Cinema, dopo essere stato presentato all’ultimo Torino Film Festival, al BIFF di Bruxelles e al Bif&st, il film arriva in sala il 31 maggio, distribuito da 01.

De Sica ha scritto la sceneggiatura con Mariano Di Nardo (in collaborazione con Gloria Malatesta) e ha girato interamente in Alto Adige, dove si trova un collegio per figli benestanti, che hanno i soldi ma non l’affetto e la presenza dei genitori, una sorta di prigione dorata che dovrebbe formare i dirigenti del futuro, seguendo una rigida disciplina. Qui viene “spedito” il 17enne Giulio (Vincenzo Crea), che si ritrova catapultato nell’incubo della solitudine, senza Internet, con un uso molto limitato del telefono, in mezzo a ragazzi violenti che lo prendono di mira. Riesce a sopravvivere grazie all’amicizia con Edoardo (Ludovico Succio), con cui crea un rapporto complice e con cui condivide fughe notturne, verso un locale misterioso e proibito nel cuore del bosco, in cui incontra una giovane prostituta (Yuliia Sobol) a cui si avvicinerà notte dopo notte. Chi gestisce il collegio sa di queste fughe e controlla tutto restando nell’ombra, ma ad un certo punto la situazione sembra sfuggire di mano e…

Come dichiara il regista, “L’idea del film è legata ai miei anni del liceo e ad alcune persone che hanno segnato la mia vita. Questi incontri sono stati la spinta per provare a raccontare un disagio e un universo giovanile che mi sembrava poco esplorato, nel nostro paese”.

Come mai ambientare la vicina in quel luogo austero e isolato, che in alcune inquadrature, nel corridoio, ricorda Shining? “La situazione estrema di un collegio è la chiave che ho scelto per confrontarmi con uno dei sentimenti più forti che un adolescente possa sperimentare: l’abbandono – risponde – Il collegio incarna, sotto forma di uno spazio fisico concreto, le difficoltà di relazione tra genitori e figli, nel passaggio dall’infanzia all’età adulta”.

De Sica definisce il suo debutto “una favola nera, una storia di formazione o meglio di deformazione, che esplora, attraverso i sentimenti dei protagonisti, il mondo dei sogni e degli incubi, utilizzando le suggestioni dell’horror come genere che affronta aspetti della mente umana”.

L’amicizia ha un ruolo importante: “E’ dall’amicizia che nascono i percorsi di ognuno di noi – sostiene – Ne ho parlato in modo sincero, senza dare un giudizio. Il mondo degli adolescenti è vitale e allo stesso tempo fragile, innocenza e aggressività convivono senza distinzione. E’ un’età indefinita in cui tutto è ancora possibile, ma che spesso viene segnata da eventi che trasformano il proprio destino”.

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