domenica, 11 dicembre 2016

Il Neruda di Larrain

Il Neruda di Larrain

Roma, 21 settembre (Fr. Palm.) – Solo qualche settimana fa il pubblico della Mostra di Venezia lo aveva applaudito per Jackie e ora Pablo Larrain è già tornato in Italia per presentare Neruda, che arriva nelle nostre sale dal 13 ottobre, con Good Films.

Candidato cileno agli Oscar, il film – interpretato, tra gli altri, da Luis Gnecco e Gael Garcia Bernal – è incentrato su Pablo Neruda nella duplice veste di poeta e politico, ai tempi in cui, nel 1948, fu Senatore e dovette scappare e nascondersi per non essere preso dalla Polizia, dopo aver accusato il governo di tradire il Partito Comunista. Sulle sue tracce si mette il Prefetto, che tenta di arrivare a lui decifrando indizi e messaggi che Neruda stesso dissemina lungo il cammino, dando vita a una sorta di gioco tra “gatto e topo”. Proprio in quel periodo da fuggitivo, dalla sua penna nacque la raccolta “Canto General e tutta l’Europa si schierò a favore della sua libertà, con l’appoggio di altri artisti, come Pablo Picasso.

Larrain, che ha impiegato 5 anni a realizzare l’opera, voleva fare un ritratto non convenzionale del poeta, con un’idea molto precisa: “Il film è un anti-biopic che vuole essere un po’ un road movie, un po’ un western e un po’ un noir degli anni ’50 – spiega – Non parla direttamente di lui perchè sarebbe stato impossibile data la sua complessità, ma del suo universo e di un paese che ha sofferto la devastazione dell’anima, dovuta all’ascesa di Pinochet”. L’intento, inoltre, “era anche far vedere come il protagonista cambia attraverso la fuga, in quanto l’importanza del viaggio diventa la destinazione”.

Quali sono state le fonti per la documentazione? “Ho letto tante biografie e ne ho scelte tre, le più interessanti, compresa quella che scrisse Neruda stesso. Poi ho parlato con chi l’ha conosciuto ed è venuto fuori il ritratto di un uomo amante della cucina, del vino e delle donne, oltre che della letteratura. E’ stato il poeta più grande al mondo e questo mi terrorizzava, ma ho deciso di concentrarmi solo su alcuni aspetti, tralasciandone altri”. Il regista ribadisce lo spessore che ha avuto Neruda, per lui e per il suo popolo: “È ovunque, nell’acqua e nella terra, ha fatto la mappa del Cile – afferma – Me lo porto addosso e il film è un canto in suo onore. Ho sognato di fare un poema che lui avrebbe potuto leggere”.

La sua figura ha segnato la Storia, aggiunge poi Larrain: “Neruda era poesia e politica insieme – dichiara – Lui e gli altri artisti dell’epoca volevano cambiare l’ideologia e credevano che le loro opere avessero influenza sulla visione del mondo dei lettori, una cosa che oggi non vale più. La mia generazione non sta facendo questo e al presente non potrebbe esserci, ad esempio, un poeta americano che scrive di Trump”.

Il film lascia spazio anche a una visione onirica della storia, un elemento che ricorre nel cinema del regista: “Amo il cinema realista ma non so farlo e mi fa sentire in trappola – ammette – Preferisco il cinema di atmosfera, il mio approccio è viscerale. Non mi piace quando un autore dà tutte le risposte, sono per la dialettica con lo spettatore. Si potrebbe dire che questo è un film su Neruda, che guarda a Borges”.

 

 

 

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