giovedì, 18 luglio 2019

Il mistero del bosco

Il mistero del bosco

Roma, 16 novembre (Francesca Palmieri) – Giovani promesse crescono: dopo l’esordio con Aquadro (2013), Stefano Lodovichi ha attirato l’attenzione di Sky che ha prodotto, insieme a Manuela Cacciamani di Onemore Pictures, la sua opera seconda In fondo al bosco, nelle sale dal 5 dicembre con Notorius. Per Sky HD si tratta del primo film finanziato che uscirà direttamente al cinema e per Lodovichi è una scommessa, dal momento che la pellicola è di genere e si muove tra thriller e mistery.

Interpretata, tra gli altri, da Filippo Nigro, Camilla Filippi, Giovanni Vettorazzo e dal piccolo Teo Achille Caprio, è ambientata in un villaggio montano del Trentino, scenario di un dramma familiare: la notte del 5 dicembre, giorno in cui si svolge l’antica festa dei Krampus, durante la quale gli uomini sfilano mascherati da diavoli, sparisce misteriosamente un bambino di 4 anni, Tommi. Le ricerche non portano a nulla e il cadavere non si trova, ma subito viene puntato il dito contro Manuel, il padre di Tommi, un alcolista con precedenti di violenza, che viene prima accusato e poi rilasciato per insufficienza di prove. L’unica a restare al suo fianco e a credere alla sua innocenza è sua moglie Linda, donna fragile che per il dolore tenta anche il suicidio.

Cinque anni dopo, un bambino senza nome e senza documenti viene ritrovato a Napoli e il DNA conferma, senza dubbi, che è Tommi. La famiglia è incredula ma pronta ad accoglierlo, ma la felicità di averlo ritrovato dura poco: quel bambino che non ricorda nulla e non viene riconosciuto da nessuno, nemmeno dal suo cane, è veramente Tommi? Come mai sua madre “sente” che non è lui e lo allontana, impaurita? Cosa è successo veramente quella notte di 5 anni prima? Chi è che sa la verità e ha taciuto per tutto questo tempo?

“Volevo affrontare il tema del rapporto tra genitori e figli, il filo rosso di tutti i miei lavori, sin dai miei cortometraggi – dice Lodovichi, che ha firmato la sceneggiatura con Isabella Aguilar e Davide Orsini – Non sono padre ma sono figlio e da sempre vedo le cose ad altezza di bambino”. Tanti i riferimenti, cinematografici ma non solo, a cui ha guardato: “Il film nasce da ciò che ho visto in passato e con cui sono cresciuto, come E.T. che mi ha ispirato l’ambientazione del bosco, i film di Hitchcock, i thriller sovrannaturali di Polanski, quelli esistenziali di Von Trier e le prime opere di Shyamalan. Dal punto di vista pittorico, invece, sono stato attratto dal romanticismo e dallo scontro tra uomo e natura”. Quanto alla scelta del genere fantasy/mistery, spiega: “Io sono figlio degli anni ’80 e ’90, di Spielberg e Ridley Scott e quindi la mia voglia è raccontare quello che vediamo oltre la strada e la finestra, per andare a vedere cosa c’è in altri mondi e su altri pianeti”.

Nel film, tutti i personaggi nascondono qualcosa e sono doppi: “Ognuno ha un dedalo dentro di sè e l’ambiguità fa parte dell’animo umano, tra luci e ombre – dichiara Lodovichi – I personaggi sono cresciuti grazie ad un lavoro di squadra e ad un confronto continuo per capire il fuoco della storia, cercando un linguaggio popolare per arrivare a tutto il pubblico. Per questo siamo partiti dalla leggenda dei Krampus, una tradizione che ancora esiste nelle Alpi, molto affascinante”.

La vicenda tocca anche fatti di cronaca realmente accaduti, anche se, precisa il regista, “non ci sono riferimenti diretti ed espliciti. L’idea era parlare di un bambino che scompare e di una famiglia che entra in crisi, costruendo un’atmosfera non tanto horror quanto misteriosa, con una trama fitta che porta a una forte rivelazione finale”.

La location ha sicuramente aiutato a creare la giusta ambientazione: “Abbiamo girato a – 10°, alle 4 di notte quando stava per nevicare, col vento, isolati e con solo 100 metri di luce dentro un bosco fittissimo – racconta Lodovichi – E’ stato complicato, anche dal punto di vista produttivo, ma è stato uno stimolo e siamo statio fortunati, perchè tutto quello che avevamo scritto in sceneggiatura, riferito al paesaggio e alle difficili condizioni climatiche, si è manifestato davvero”.

Lodovichi non si ferma: è già al lavoro per il terzo film, un fantasy/family per bambini sulla mummia di Otzi, ambientato sempre in montagna.

 

 

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