lunedì, 6 luglio 2020

Il diritto alla felicità secondo Nuzzo e Di Biase

Il diritto alla felicità secondo Nuzzo e Di Biase

Roma, 5 marzo (Fr. Pierl) – Popolari grazie, fra gli altri, ai programmi della Gialappa’s, Zelig e Quelli che il calcio, i comici Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, coppia artistica e nella vita è protagonista e al debutto da regista con la commedia agrodolce-road movie Vengo anch’io, in sala dall’8 marzo in 250 copie con Medusa.

Un film nato dal voler ”cercare di raccontare il diritto alla felicità che dovrebbe avere ogni essere umano” spiega Corrado Nuzzo. Un’opera prima che non si limita ad essereun film di sketch come molti colleghi: ”non ci allontaneremo mai dal far ridere ma ci piace farlo affrontando delle tematiche – dice Corrado Nuzzo -. Qui parliamo di solitudine, inserimento, bisogno di sognare un futuro migliore, difficoltà a creare un gruppo”. E i due promettono, tra il serio e lo scherzoso: “Se arriviamo a incassare tre milioni ci sposiamo”.

‘Vengo anch’io’ racconta il tragicomico viaggio in pulmino che si trovano a fare insieme Corrado (Nuzzo) assistente sociale licenziato, dipendente dagli psicofarmaci e aspirante suicida; il suo ex paziente Aldo (Gabriele Dentoni), appassionato della Ferrari, e affetto dalla sindrome di Asperger e Maria (Di Biase), appena uscita dai prigione dov’era finita per il tentato omicidio di quello che credeva il padre di sua figlia (Cristel Caccetta), atleta agonista in canottaggio. Una storia punteggiata da frasi su muri e cavalcavia (tra le quali “Dio ti odia, io pure”, e “la vita è come il canottaggio, per andare avanti bisogna guardare indietro”) e cameo, da Vincenzo Salemme ad Alessandro Haber, passando, fra gli altri per Francesco Paolantoni, Ambra Angiolini e Aldo Baglio.

”I personaggi che abbiamo interpretato ci hanno stupito molto – spiega Di Biase – nel film hanno un tocco di romanticismo in più, quell’anima che in scrittura non leggi. Per dargliela ci hanno molto aiutato le prove e l’abitudine al lavoro insieme”. La prima regola ”che ci siamo dati è stata non ricalcare i meccanismi televisivi o radiofonici a cui siamo abituati. Un attore deve superare quello che ha già fatto – aggiunge Nuzzo – con la voglia di dare al comico un piccolo spessore in più, facendo un passo indietro. Volevamo trovare piccolo equilibrio tra comicità e poesia”.

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