sabato, 23 marzo 2019

Il commovente Virzì americano

Il commovente Virzì americano

Venezia, 3 settembre (Fr. Palm.) – Da La pazza gioia a The Leisure Seeker, Paolo Virzì continua a lasciare emozioni sulla strada della fuga, intesa come liberazione, ribellione e atto coraggioso, estremo, forse inconsciente, ma senza dubbio vitale. E persino necessario.

Sembra quasi di vederlo, lo sguardo delle due donne al centro del suo precedente lavoro, posarsi sul viaggio in camper degli anziani protagonisti del nuovo film, che ha strappato commozione e applausi generosi alla platea della 74.ma Mostra, dove è passato in concorso, candidandosi nel palmarès finale.

Virzì, che ha lasciato la sua Toscana per andare in America, girando per la prima volta in lingua inglese, in questo on the road cinematografico ha avuto come compagni d’avventura Donald Sutherland ed Helen Mirren, che hanno dato corpo e (tanta) anima alla storia, tratta dal romanzo di Michael Zadoorian.

In principio, dunque, c’era il libro. E c’erano anche delle reticenze, da parte di Virzì, nell’avvicinarsi al progetto. Per fortuna – oggi, dopo la visione, possiamo dirlo – vinte: “Inizialmente ero un po’ turbato perché gli strumenti del mio cinema sono la mia lingua e un paesaggio familiare, ma poi ho fatto questa pazzia – racconta il regista – E’ nata come un gioco e una scommessa, oltre che per l’insistenza dei miei co-sceneggiatori e co-produttori, che mi hanno spinto a scrivere questo copione con spunti sovversivi e ribelli. Ho pensato di avere come attori Sutherland e la Mirren per proteggermi, sicuro che mai sarebbe stato possibile… e quando hanno accettato, non potevo proprio tirarmi indietro!”. Virzì ha fatto una trasferta fisica e geografica ma non di spirito: “Sono figlio del cinema italiano, ho portato con me la mia troupe e il mio modo di vedere il cinema e la vita. Mi sono sentito a casa, ero negli Usa ma ho girato il mio film. Tra l’altro in una strada che ha lo stesso numero della via Aurelia, quella che faccio sempre quando vado da Roma a Livorno”, aggiunge, ridendo.

A macinare chilometri, a bordo di un camper vintage ma ancora solido, sono John ed Ella, lui malato di Alzheimer e lei di cancro, coppia abituata da sempre a stare insieme, unitissima e innamorata. Anche la malattia non riesce a separarli e anzi, proprio per vivere al massimo i giorni che restano, i due decidono di partire senza avvisare i figli e senza sentire ragioni, scappando dalle cure e dalla loro realtà, in cerca di uno spazio tutto per loro, probabilmente l’ultimo. E anche i vuoti di memoria, i dolori, le rivelazioni improvvise e gli imprevisti non ce la faranno a rovinare il momento. E il loro amore, più grande e più forte di tutto. Fino alla fine.

Virzì spiega l’approccio con il romanzo: “Il film attinge molto dalla letteratura beat e John è un professore che adora Hemingway. Ho voluto usare questi ingredienti come elementi narrativi per far capire il backstage culturale dei protagonisti, ma ciò che mi ha attirato di più del libro è l’idea bellissima della ribellione degli anziani alla separazione, insieme al ritratto americano che le pagine fanno. Abbiamo spostato il viaggio sulla East coast e disegnato Ella ancora più ingorda di vita, pure se malata. E mentre giravamo, assistevamo alla campagna elettorale aggressiva di Trump, anche se mai avremmo pensato che diventasse presidente. Mi piace pensare che la coppia fugga anche da un’America in cui non si ritrova più”.

Tra i temi più delicati e toccanti della pellicola, la libera scelta su come terminare la propria vita: “Il film sfiora l’argomento non in modo didascalico, nè vuole prendere posizione – chiarisce Virzì – Credo nella libertà di scelta e trovo che la scelta finale che i due prendono sia trionfale e grandiosa, piena di amore e gioia, di rispetto e dignità”.

Approva Helen Mirren: “Ho amato tanto Ella perchè affronta la vita con energia e spero di mantenere anche io quell’energia, fino alla fine. Voglio che la mia morte sia piena di risate, come la sua. Io ho interpretato una regina in The queen ed Ella è la regina del suo piccolo regno, all’interno del camper”.

Come è stato essere diretti da Virzì? “Tutto inizia e finisce col regista, noi attori diamo solo un contributo. Paolo ha un occhio potente e ci ha trasmesso tutta la sua sensibilità e la sua umanità. Il film non poteva essere fatto da nessun altro, se non da lui, con il suo senso dell’umorismo”, risponde la Mirren, vera appassionata del nostro cinema (“Mi ha tanto influenzato ed è stato un piacere incontrare Claudia Cardinale, Monica Vitti e Sofia Loren. E Anna Magnani è la mia divinità”, dice).

Per Sutherland, “Paolo è una persona universale. Quando venne da me, non lo vidi come italiano. Ha una visione straordinaria della verità, la sua idea del film sembrava fantastica e l’abbiamo realizzata. Ciò che tocca Paolo diventa ed è cinema italiano”.

 

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