domenica, 21 ottobre 2018

Padre e figli di vetro

Padre e figli di vetro

Roma, 20 ottobre – (Francesca Pierleoni) ”Volevo che il pubblico, come il bambino protagonista, pensasse di essere immerso in una vicenda di mafia per poi capire che la realtà è un’altra”. E’ stata questa la direzione che Federico Cruciani, regista teatrale al debutto nel cinema, ha dato alla sua opera prima  Il bambino di vetro con Vincenzo Ragusa e Paolo Briguglia, unico film italiano in concorso ad Alice nella Città, sezione autonoma e parallela della Festa del cinema di Roma.

Il film è liberamente tratto dal romanzo ‘Il figlio di vetro’ di Giacomo Cacciatore (Einaudi), che è anche fra i coautori della sceneggiatura. ”Questo vuole essere anche un film molto duro sulla famiglia, su quanto in quella naturale possano esserci pericoli seri quanto in quella criminale”.

Nella vicenda, Giovanni, 10 anni, interpretato dall’esordiente Vincenzo Ragusa (”un bambino straordinario che ho scoperto in un vicolo di Palermo”) si trova in mezzo alle liti sempre più frequenti fra il padre (Briguglia), pescivendolo – ‘fattorino’ di una famiglia mafiosa, per cui consegna pesci imbottiti di droga, e la madre (Chiara Muscato), sempre più turbata per qualcosa che il piccolo non comprende. Dopo un’ennesima crisi, Giovanni si mette a indagare sulla doppia vita del genitore.
”I criminali del film sono persone comuni, come poi sono nella realtà” aggiunge Cruciani. Paolo Briguglia, che come gli altri attori ha recitato in palermitano stretto, è felice di interpretare per la prima volta un padre ”visto che lo sono diventato anche nella vita”. E a proposito della difficoltà dei personaggi a comunicare, spiega che ”dipende dalla cultura in cui sono cresciuti, non è gente istruita, non sa raccontarsi”. Per Il film (prodotto da Revolver, con il contributo dell’Assessorato al turismo e Spettacolo della Regione Sicilia) ”stiamo parlando con 3-4 piccoli distributori indipendenti – dice il produttore Paolo Maria Spina – ma sono più concentrato sulla distribuzione estera, visto che da noi c’è un’oligarchia”.

 

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