lunedì, 5 dicembre 2016

I Vanzina, le truffe e Mafia Capitale

I Vanzina, le truffe e Mafia Capitale

Roma, 28 ottobre (Fr. Palm.) – Raccontare Mafia Capitale con leggerezza, nel solco della commedia all’italiana di un tempo: i fratelli Vanzina firmano Non si ruba a casa dei ladri, che chiude idealmente quello che Carlo, dietro la macchina da presa, ha definito “l’ultimo capitolo di una trilogia sulla truffa, dopo I mitici e In questo mondo di ladri“.

Il film, in sala dal 3 novembre con Medusa, interpretato, tra gli altri, da Vincenzo Salemme, Massimo Ghini, Stefania Rocca, Manuela Arcuri e Maurizio Mattioli, è incentrato sulla riscossa di un uomo che è arrivato al successo grazie alle sue forze, che si vendica di un politico disonesto, che lo manda in rovina. Antonio (Salemme) è un imprenditore che si vede “sfilare” un appalto da una ditta sconosciuta, perchè in maniera scorretta, manovrando i fili, ha agito Simone (Ghini), un deputato “intrallazzino” pieno di soldi ma privo di scrupoli. Quando Antonio scopre che è per colpa sua che è finito sul lastrico, insieme a sua moglie organizza un piano per riprendersi ciò che gli spetta… e farsi giustizia da solo, dandogli una lezione.

“Il tema è attuale, due anni fa lo trattò anche Suburra – dice Carlo – Ci sono tanti ‘facilitatori’ legati alla politica, che mettono in ginocchio cittadini onesti. Come facevano Age e Scarpelli e Monicelli, ci piace prendere spunto dal dramma per fare una buona commedia, è nel nostro Dna, ci viene automatico”. Tra i riferimenti espliciti, ci sono La congiuntura di Scola, ad esempio, oppure In nome del popolo italiano di Risi: “Abbiamo sempre in mente quel tipo di storie e quegli echi, con un finale amaro – prosegue Carlo Vanzina – C’è gusto a raccontare la società con un sorriso, provocando non solo una risata fine a se stessa, ma lanciando anche un messaggio sociale. Questo è un film sull’animo umano che è corruttibile, che ondeggia ed è influenzato da quello che ci circonda. Situazioni come quella che capita al nostro protagonista si leggono sui giornali tutti i giorni e volevamo portare il punto di vista di un qualsiasi spettatore, messo in difficoltà per colpa di giochi di potere”.

Nella sceneggiatura, scritta come sempre dal regista con suo fratello Enrico, ci sono varie battute su Roma, sulla sua decadenza e sulla sua invivibilità. Secondo Salemme, però, quelle frasi si riferiscono non solo a questa città: “Il film è una parabola sulla natura umana – afferma l’attore – Napoli è stata un fatto di cronaca per anni, ora tocca a Roma essere nel mirino ma la vera corruzione è quella dell’anima. La barbaria è lì, questo è drammatico”. Per Ghini, invece, “La salvezza di Roma la decidiamo noi, noi che ci abitiamo. Il film è neorealista per quanto centra bene situazioni che purtroppo accadono anche oggi”.

Tra le donne, Manuela Arcuri torna al cinema dopo una lunga parentesi televisiva: “Manuela è perfetta nel personaggio di ‘bella ignorante 2016′ – dichiara Carlo – E’ come Giovanna Ralli in C’eravamo tanto amati, una donna che si voleva acculturare ma non ce la faceva”. “Carlo è rimasto uno dei pochi registi che ancora lavora tanto con gli attori e cura ogni scena”, replica lei, contenta di aver recitato di nuovo in una commedia.

 

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