domenica, 11 dicembre 2016

I mondi di Pontecorvo in ‘Gillo’

I mondi di Pontecorvo in  ‘Gillo’

Roma, 19 ottobre (Fr.Pierl) – Regista, ma anche partigiano e militante politico, grande viaggiatore, tennista a livelli professionistici, musicista, esperto di botanica e organizzatore culturale capace di rilanciare negli anni della sua direzione la Mostra del Cinema di Venezia, riportando al Lido giovani e maestri di Hollywood. Sono solo alcune delle strade percorse dall’autore della Battaglia d’Algeri, che a dieci anni dalla scomparsa viene raccontata da ‘ ‘Gillo – Cinema, utopie, battaglie e passioni di Gillo Pontecorvo’, l’esposizione del grande cineasta, allestita nella capitale al Teatro dei Dioscuri al Quirinale da domani fino all’11 dicembre.
E’ un viaggio in quasi 500 foto e brani da decine di interviste e reportage, con molto materiale inedito scandiscono, che rende la ricchezza umana e artistica del in più capitoli, trasporta nel percorso di Pontecorvo. Dall’infanzia (è nato a Pisa nel 1919, in una famiglia ebrea altoborghese) alla fuga, dopo le leggi razziali, in Francia (dove frequenta, tra gli altri, Tristan Tzara, Picasso, Stravinskij e Paul Eluard). “Ero un giovane antifascista all’acqua di rosa un po’ comunista” disse il regista pensando a quel periodo. Torna in Italia per entrare nelle brigate partigiane con cui agisce in Lombardia e Piemonte, utilizzando il nome di battaglia di Barnaba.

Dopo il conflitto inizia la sua lunghissima storia d’amore con il cinema, prima con i documentari e poi con i suoi film: La grande strada azzurra, Kapò, La battaglia di Algeri, Queimada e Ogro. Set che rivivono tra sorrisi, visite illustri (tra cui l’amico Sartre sul set di kapò), preparazione di scene, con il regista che per primo mostra agli attori i gesti. Tra le parti più ricche di scoperte c’è quella sui film non realizzati, tra i quali uno sui Sioux, propostogli da Marlon Brando (sentiamo l’audio di una loro conversazione al telefono); un film sulla mafia del quale aveva parlato anche a Falcone, e la storia dell’arcivescovo salvadoregno Romero, per il quale avrebbe voluto come protagonista Robert De Niro. Ora sul progetto sta lavorando il figlio del cineasta, anche lui regista, Marco Pontecorvo. “Partiamo dalla sceneggiatura di papà per ampliarla, con una parte legata agli ultimi anni visto che Romero è stato beatificato nel 2015 – spiega -. Il protagonista non sarà De Niro, ma se tutto va bene un altro grande attore americano”.

‘Gillo’ è realizzata da Mibact – Direzione generale cinema, Regione Lazio (“con il progetto Abc – Arte Bellezza Cultura” spiega l’assessore al bilancio Alessandra Sartore), Istituto Luce Cinecittà, l’Associazione Gillo Pontecorvo, con Casa del Cinema, Centro Sperimentale di Cinematografia, Museo Nazionale del Cinema di Torino e l’organizzazione generale di Costruire Cultura.

L’esposizione è curata da Claudio Libero Pisano con la collaborazione di un altro dei tre figli di Gillo, Simone Pontecorvo, che ha anche riassunto in un video l’incredibile lavoro del padre alla guida della Mostra di Venezia, dal 1992 al 1996: “Pontecorvo è uno degli autori che più mi ha ispirato nel diventare regista” raccontò Spielberg, quando al Lido ricevette nel 1993 il Leone d’oro alla carriera. Occasione nella quale l’autore di ET riportò a Pontecorvo il Leone d’oro per La battaglia d’Algeri che aveva acquistato quando il cineasta italiano lo donò a un’asta benefica. Per la vedova del regista, Picci Pontecorvo, “la mostra è un’occasione per far conoscere alle nuove generazioni un cineasta che sentiva la responsabilità di agire anche nella vita civile”.

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