sabato, 26 maggio 2018

I cent’anni di Raf Vallone

I cent’anni di Raf Vallone

Roma, 18 Febbraio – Cent’anni e oltre cento film, una storia di cinema internazionale, ma anche di teatro e grandi sceneggiati per la tv in tutt’Europa e, ancora, l’esperienza politica, la lotta partigiana, il calcio (come mezzala) nel Grande Torino, poi la guida delle pagine culturali nell’Unità di Davide Lajolo: tutto questo è stato Raf Vallone che avrebbe compiuto 100 anni e che proprio in occasione di questo compleanno importante è stato ricordato e festeggiato a Roma in una serata affollata e molto affettuosa. Organizzata dale figlie Arabella e Eleonora (Saverio attore, dal set a Novara, ha mandato un saluto) alla Casa del Cinema è stato riproposto in una rarissima edizione Uno sguardo dal ponte, il film di Sidney Lumet, che nacque dallo straordinario successo della pièce teatrale all’Antoine di Parigi e che consacrò il mito di Raf Vallone.

Ma, come ha dimostrato il bel montaggio curato da Arabella, con una selezione dei suoi principali film (incredibilmente celebrati con un solo premio- il David di Donatello del ’62 proprio per Uno sguardo dal ponte) Vallone ha segnato fin dal suo esordio un cambiamento importante anche con la sua fisicità – perfetta per il Neorealismo- nel primo star system del cinema italiano. Lo sottolinea negli otto minuti di intervista mostrati anche ieri sera in sintesi -prima del memorabile film di Sidney Lumet- il frammento inedito in cui il grande Peter Brook, che diresse Vallone nella storica versione teatrale di Uno sguardo dal ponte (in quelle 580 repliche solo al Théâtre Antoine di Parigi, tra il 58 e il 60) . E ne è conferma la forte affermazione di Raf Vallone  anche solo nel suo esordio potente nel cinema 1949-’50. Tre soli titoli di quegli anni basterebbero a farlo entrare nella storia del cinema italiano: Riso amaro,Non c’è pace tra gli ulivi, il cammino della speranza, sul set del quale incontrò Elena Varzi che divenne sua moglie e madre dei tre figli: un amore assoluto, durato mezzo secolo.

Il film riproposto per celebrarne il centenario, tratto dal dramma teatrale di Arthur Miller A view from the bridge, ha tra i suoi interpreti, anche Jean Sorel, Maureen Stapleton, Carol Lawrence e Raymond Pellegrin. E’ la storia di Eddie Carbone, emigrato italiano e portuale newyorchese, che vive a Brooklyn con la moglie Beatrice e la nipote diciottenne Catherine, di cui è morbosamente geloso. Quando ospita a casa sua Marco e Rodolfo, immigrati clandestinamente negli Stati Uniti, Eddie non riesce a sopportare che tra la nipote e Rodolfo nasca un affetto e si convince che il giovane stia cercando di farsi sposare per ottenere la cittadinanza americana. Dopo averlo più volte provocato, arriva addirittura a denunciarlo all’ufficio immigrazione e a farlo arrestare. Ma sarà Eddie la vittima del suo amore impossibile.

Raf Vallone era nato a Tropea il 17 febbraio del 1916, laureato in filosofia e legge, prima di fare l’ attore era stato calciatore in serie A con il Torino (vinse anche la Coppa Italia nel 1934). Fu negli anni de L’Unità  dopo la guerra partigizna con Giustizia e libertà che De Santis gli propose Riso amaro.

E Vallone si rivelò l’attore che è stato: intellettuale rigoroso, protagonista internazionale in grado di recitare anche in spagnolo, inglese e francese. E’ stato diretto in Italia da Germi, De Sica, Lattuada, Risi, Soldati, Lizzani, solo per citarne alcuni. E all’estero da Marcel Carné, Jules Dassin, Henry Hathaway, Otto Preminger, Francis Ford Coppola, partner di attrici come Silvana Mangano, Sofia Loren, Gina Lollobrigida, Anna Magnani, Lucia Bosè, Simone Signoret, Lea Massari, Sara Montiel e ovviamente  Elena Varzi. E’ stato protagonista tra gli oltre  cento titoli interpretati de Il Cristo proibito, unica esperienza dietro la macchina da presa dello scrittore Curzio Malaparte. Molto attivo anche in teatro, ha interpretato Ibsen, Pirandello, Brecht, O’Neill, Shakespeare, Miller, etc. Molto spesso Raf Vallone era stato però anche regista di se stesso, come nella versione teatrale italiana dello Sguardo dal ponte, con Alida Valli. E aveva curato la regìa di alcune opere liriche in Italia e all’estero e ha partecipato a numerosi sceneggiati televisivi: indimenticato protagonista con Ilaria Occhini del Jane Eyre (1957) di Anton Giulio Maiano e con Giulia Lazzarini de Il mulino del Po (1963) di Sandro Bolchi.

“Quando lo conobbi mi colpirono la sua intelligenza la sua discrezione, la sua mancanza di vanità – disse di lui in un’intervista Marlène Dietrich, che non nascose mai di aver subito il suo fascino capace di ‘far cadere in trance gli soettatori, a teatro, a Parigi”. “Dominava totalmente la scena e c’era in lui- disse- un meraviglioso equilibrio tra sapienza interpretativa e tensione emotiva. Tutta Parigi ne fu conquistata”. “Un attore e un uomo,oltrechè un padre” dicono Arabella e Eleonora, che hanno organizzato la serata romana. E aggiunge Saverio, “neanche altri cent’anni basterebbero a farlo dimenticare”

 

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