martedì, 29 settembre 2020

Huppert, la libertà di reinventarsi

Huppert, la libertà di reinventarsi

Berlino, 14 Febbraio (l.d.c.) – Isabelle Huppert portagonista di una storia che la mette a confronto con un tema forte per le donne: la capacità di reinventare la propria vita quando nella maturità, al bivio per una terza età ancora lontana, una nuova, inattesa stagione di solitudine  le porta al confromto con nuove difficoltà, innanzitutto con se stesse. Il film, diretto da Mia Hansen-Love appena trentacinquenne, ma già alla sua quinta regia, è L’avenir. Huppert interpreta il ruolo di Nathalie, professoressa di filosofia con una grande passione per l’insegnamento che si trova a rivivere una condizione di libertà assoluta quando il marito la lascia per un’altra, perde la madre di cui si era sempre occupata e  figli vanno definitivamente via di casa.

Un personaggio e una storia che, nell’interpretazione di Huppert, potrebbero essere molto amati  dalla presidente della giuria, Meryl Streep. La protagonista  di questa storia molto  comune per le donne over 50 vive infatti con molta consapevolezza l’impossibilità di non poter più credere nelle scelte che potrebbero rivoluzionare il suo ménage ma al tempo stesso non chiude la porta alla possibilità di darsi nuove emozioni. Evita di cedere alla facile tentazione di lasciarsi andare alla gratificazione di un amore troppo giovane e si aiuta con la filosofia, citando magari Pascal Rousseau a reimpostare le coordinate di una nuova vita.

“Cnfesso di essere stata subito attratta da questo film – ha raccontato Isabelle Huppert – inizialmente per il desiderio di lavorare con la regsta poi per la maniera in cui la sceneggiatura racconta con leggerezza anche il lato intellettuale di questa donna, un personaggio raro nel cinema contemporaneo. Mi piace come Mia ha descritto I tratti di  questa donna in modo sensuale, leggero e giovanile”. Nathalie, secondo Huppert è l’incarnazione dell’emancipazione femminile. La sua forza le dà la capacità di superare il lutti delle separazioni”. Una lezione di vita e di sopravvivenza, in concorso alla Berlinale.

 

 

 

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