sabato, 21 settembre 2019

Guadagnino, Suspiria ha segnato il mio immaginario

Guadagnino, Suspiria ha segnato il mio immaginario

Venezia 1 settembre – ”Il cinema è il figlio di chi lo fa. Il Suspiria di Dario Argento brulicava di una tensione che era propria di quel periodo, noi abbiamo avuto la fortuna di farlo in modo più controllato che rispettasse maggiormente i nostri tempi”. Così Luca Guadagnino spiega la differenza tra il suo Suspiria, con Dakota Johnson, Tilda Swinton, Mia Goth e Chloë Grace Moretz, e la straordinaria colonna sonora del leader dei Radiohead, Thom Yorke, presentato oggi in concorso al lido e la versione originale del maestro del brivido italiano. Quel film, aggiunge “ha segnato il mio immaginario da sempre. Avevo sei anni quando è uscito e mi ricordo un po’ quell’atmosfera politica che si avverte chiaramente nel film di Argento, nel quale si sentono echi del rapimento di Moro e soprattutto della violenza che c’era nell’aria”.

Nel film “ho messo in scena donne potenti, non vittime, una cosa che c’è in tutto il mio cinema dove vi è sempre complicità e piacere nell’indagare l’universo femminile”. Così Luca Guadagnino oggi al Lido racconta le sue ‘streghe’ protagoniste di ‘Suspiria’, film in concorso in questa 75/ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e remake dell’omonimo classico horror diretto da Dario Argento nel 1977. Guadagnino ambienta la sua rilettura in un’accademia di danza di fama mondiale, dove si muove una presenza oscura, che inghiottirà il direttore artistico della troupe, una ballerina ambiziosa e uno psicoterapeuta in lutto. Qualcuno soccomberà all’incubo. Altri, alla fine, si sveglieranno.

“Ogni film che realizzo è come un esordio per me: un nuovo inizio che parte dalle memorie che hanno costruito il mio immaginario – spiega Guadagnino – Suspiria nasce nel 1976 ed esce nel 1977. Il nostro Suspiria è ambientato nella Germania del 1977, un anno fecondo per le rivoluzioni femminili-femministe”, con sullo sfondo le imprese dei terroristi della Baader- Meinhof.

“Con lo sceneggiatore David Kajganic abbiamo pensato fin da subito che l’epoca del film doveva rimanere quella dell’originale – spiega il regista – volevamo anche rimanere in Germania ma abbiamo scelto di spostare la storia da Friburgo a Berlino – spiega – Sono molto specifico sul decoro, anzi un vero rompiscatole, tuttavia questa volta ho lavorato con un artista testardo quanto me, Inbal Weinberg. Un arabo che incontra un israeliano…insomma un connubio da sogno. Abbiamo cercato di mantenere elementi del modernismo tedesco degli anni ’30 rimasti fino agli anni ’70, periodo scelto per le lotte femministe del ’77 oltre che per i riferimenti al cinema di Fassbinder, maestro della femminilità. Le sue donne non sono mai vittime, ma personaggi che mettono in movimento un gioco di crudeltà, mai schiacciate”.

Un altro riferimento per il film è stato il Pasolini di Salò: ”un film che dovrebbero vedere tutti anche Matteo Salvini” dice. Dario Argento ha visto il film? ”Sì e mi ha fatto un gran bella telefonata, mi ha detto tante belle cose che però che preferisco ve le dica lui quando ne avrà voglia”.

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