sabato, 19 settembre 2020

Guadagnino, orgoglioso delle candidature

Guadagnino, orgoglioso delle candidature

Roma, 24 gennaio  (Red. cin/Servizio video)  Tanti premi già vinti, il plauso della critica e quattro candidature all’Oscar come miglior film, per l’attore protagonista, Timothée Chalamet, la sceneggiatura non originale di James Ivory e il brano originale di Sufjan Stevens. E’ trionfale il viatico di Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino, in sala dal 25 gennaio con Warner Bros, che ha portato sul grande schermo il romanzo di André Aciman.

”Siamo felici e orgogliosi di queste candidature che condividiamo con tutta la troupe e i tecnici –  ha spiegato a Roma Guadagnino, insieme ai suoi due protagonisti -. È un percorso che dimostra come la passione e l’impegno vadano mano nella mano”. E il regista rivela un aneddoto, che gli ha appena ricordato un’amica : ”un giorno a Roma, da ventenni, sull’autobus 64 verso l’università, passando davanti San Pietro le dissi che di certo non sarei mai potuto diventare Papa, ma che una nomination all’Oscar avrei potuto prenderla” dice sorridendo.

Il cineasta più internazionale del cinema italiano, che ha già pronto il remake di Suspiria, ed è impegnato nella preparazione di Rio, noir con Jake Gyllenhaal, Michelle Williams e Benedict Cumberbatch,  aveva già conquistato l’attenzione globale con Io sono l’amore, interpretato dalla sua amica e musa Tilda Swinton, ma in Italia spesso è stato poco considerato. Lui però sottolinea di avere ”tanti amici nel cinema italiano. Però per la mia formazione e per l’immaginario non ho mai pensato alla nazionalità del cinema, ho sempre pensato alla sua trasversalità”. Stavolta commuove e coinvolge con il suo romanzo di formazione, sulla scoperta di se’, l’amore e il desiderio, ambientato nell”estate del 1983 nel nord dell’Italia. Ne sono protagonisti il 17enne talentuoso e sensibile Elio (Timothée Chalamet), e il 24enne Oliver (Armie Hammer, nella sua prova d’attore finora più convincente), studente americano affamato di vita e di esperienze, ospitato dal padre di Elio (Michael Stuhlbarg), professore specializzato in cultura greco-romana, e dalla moglie Annella (Amira Casar) per assisterlo nella sua tesi di dottorato.

Fra i due ragazzi, l’iniziale circospezione, tra equivoci e tanti non detto, diventa un’amicizia fino alla passione e a sentimenti sempre più profondi, che Elio e Oliver devono affrontare, comprendere e gestire. “Non è un film sui gay o sull’amore gay – dice il regista – ma sull’aurora di una persona che diventa un’altra. Lo trovo ‘disneyano’ nel senso che racconta la meraviglia del nido familiare, di un gruppo di persone che dialogano, che si comprendono vicendevolmente e sanno che possono sempre contare le une sulle altre. Vedo la famiglia come un luogo metaforico in cui ci si migliora a vicenda, un po’ come succede in Toy Story”. Guadagnino sta ricevendo tante lettere (non ha i social network) di giovani, donne, anziani ”che mi dicono come il film sia stato per loro un’esperienza trasformativa che in qualche modo ha dipanato dei nodi della loro vita. Forse perché è una storia empatica, che riguarda la trasmissione del sapere e la possibilità di vedersi nello sguardo dell’altro in questa società così atomizzata e arrabbiata”.

Il cineasta  sta già pensando di riprendere il filo del racconto con uno po più sequel: ”“Amo troppo questi personaggi – ha spiegato – La loro esperienza di vita ancora acerba, lascia spazio a molte altre avventure“. Pronti a tornare Hammer (”Guadagnino mi ha dato sul set una totale libertà”) e Chamalet, felicissimo per la candidatura: ”la mia reazione è di totale gratitudine, vivo tutto questo come un incoraggiamento a proseguire per questa strada, che sembra essere la mia. So che la carriera è fatta di alti e bassi, ma oggi sono felice di questa rassicurazione appena ricevuta”.

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