giovedì, 18 luglio 2019

Le leggi del desiderio

Le leggi del desiderio

Roma, 20 novembre (Fr. Palm.) – Dopo il debutto all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, arriva in sala dal 26 novembre, con Lucky Red, A bigger splash di Luca Guadagnino, in cui ha diretto per la quinta volta la sua “musa” Tilda Swinton e un cast internazionale, composto anche da Ralph Fiennes, Dakota Johnson e Matthias Schoenaerts. I quattro attori si ritrovano in vacanza nell’isola aspra e selvaggia di Pantelleria, in un dammuso che diventa lo sfondo in cui si consumano sentimenti, rivalità e istinti, tra amori mai dimenticati e non detti pronti a esplodere.

Tilda Swinton è una rockstar che dopo un’intervento ha perso temporaneamente la voce, mentre il suo uomo, più giovane, è un fotografo che ora si prende cura di lei e le ha regalato una nuova tranquillità emotiva. Ad averglielo presentato è stato l’ex compagno, noto produttore musicale che ha intenzione di riconquistarla e giunge in Italia con la figlia ventenne che ha da poco scoperto di avere.

Remake de La piscina di Jacques Deray, il film è stato scritto da David Kajganich ed è stato proposto al regista da Studiocanal, che l’ha prodotto con Frenesy Film, in associazione con Cota Film e con il sostegno della Sicilia Filmcommission.

Guadagnino ripete più volte che ad averlo convinto (dopo alcuni rifiuti) ad accettare il progetto è stata l’idea alla base della storia: “Mi piaceva questo quartetto abbandonato in un momento dell’estate – dice – Volevo indagare le politiche del desiderio tra persone adulte di quattro diverse generazioni, come si scontrano con la realtà e con le loro prospettive chiuse fino alla deflagrazione”.

Complice e personaggio tra i personaggi, l’isola sicula: “C’era bisogno di uno scenario con una potenza ancestrale ma che fosse anche un luogo dell’adesso, che facesse a pugni con loro quattro per un dirompente confronto con l’alterità – sottolinea Guadagnino – Con i suoi contrasti e la sua violenza, l’isola mi sembrava un’ottima coprotagonista. È un posto di confine da cui non si può fuggire”.

Il regista per la prima volta si è confrontato con la commedia, che arriva nel finale ed è affidata a Corrado Guzzanti, nel ruolo di un carabiniere di paese dal marcato accento del Sud e dalla battuta pronta. A chi ha chiesto spiegazioni su questa virata ironica e un po’ inaspettata, Guadagnino ha risposto così: “Uno dei testi che mi ha guidato è stato Falstaff di Verdi, che ha concluso la sua carriera con un’opera buffa dopo tanti melodrammi. Tutto nel mondo è una burla, una beffa, uno scherzo del destino. La legge, rappresentata dal personaggio di Guzzanti, decide di seguire l’umano. D’altronde, se non si fa cinema per prendersi dei rischi e per sondare territori insidiosi, perché si fa?”.

Quello tra Guadagnino e Tilda Swinton è un sodalizio artistico fortunato e ormai collaudato ed è stata proprio l’attrice a suggerire al regista l’idea di “spegnere” la voce, lo strumento più prezioso per il suo mestiere di rockstar, alla sua Marianne: “Quando Luca stava pensando al film attraversavo un momento particolare, era morta mia madre e non avevo voglia di dire niente – racconta – Volevo però far parte del progetto e di quel gruppo in cui tutti sembrano in lotta e nessuno riesce a comunicare, nonostante le parole, così ho pensato di essere in scena senza parlare. Non credevo che Luca accettasse la proposta, ma era importante per me portare qualcosa della mia vita”.

A far da contraltare, il personaggio di Fiennes che è fin troppo loquace ed esuberante: “Harry è fantastico – dichiara l’attore – Dopo poche scene, mi è stato detto di farlo esprimere danzando con la musica dei Rolling Stones, nessuno me lo aveva chiesto prima, non potevo che ringraziare Luca”.

 

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