lunedì, 5 dicembre 2016

Grande Festa per la Streep

Grande Festa per la Streep

Roma, 20 ottobre (Fr. Palm.) – Quando a Roma arriva Meryl Streep, è proprio il caso di dire che è una vera Festa: l’attrice, amatissima nel nostro paese, ha ricevuto anche quest’anno una calorosa accoglienza dalla stampa e dal pubblico dell’Auditorium, che oltre a commentare il film che ha accompagnato, Florence Foster Jenkins di Stephen Frears, ha voluto sapere di più sul suo lavoro e sul modo di viverlo, tra curiosità e bilanci. E un applauso più forte è arrivato quando la Streep, alla domanda su quale può essere oggi una sua giovane erede, ha fatto il nome di Alba Rohrwacher, che ha definito “straordinaria”.

Alla nostra interprete italiana il talento di certo non manca, mentre la cantante d’opera Florence Foster Jenkins ne era sprovvista, anche se questo non la fermò dall’avere successo e dal coronare il suo sogno. A realizzarlo, contribuirono il marito (sullo schermo ha il volto di Hugh Grant), il pianista Cosmé McMoon e l’attore teatrale St. Clair Bayfield, che fu il suo manager. Florence, che era una ricca ereditiera newyorkese, riuscì anche ad incidere un disco e ad esibirsi in un vero concerto, al Carnegie Hall.

“Il film parla di passione, di tutti i tipi – afferma la Streep – Quella per il lavoro, quella reciproca e per ciò che facciamo in nome dell’amore, che ci fa andare avanti nell’arte e nella vita. Cantare senza talento è senza dubbio un errore, ma cantare senza passione è il peccato più grave”.

L’attrice ha spaziato tra tantissimi ruoli, ma questo è stato inedito: “Non mi era ancora mai capitato – racconta – Mi sono preparata per cantare nel modo migliore possibile, ma è stato divertente cantare stonando. Ho avuto un coach fantastico, è stato bello prima costruire, poi far saltare tutto all’aria. E quando ho visto che facevo ridere, cantando male, ho capito di aver raggiunto l’obiettivo”. Di Florence, aggiunge, ha amato “lo spirito da bambina, che è quello che anima il personaggio. Con il tempo perdiamo il senso del gioco, ma a lei non è successo, non ha mai perso la capacità di coinvolgersi”.

Il marito di Florence, per proteggerla da delusioni, non le faceva leggere le critiche negative. Lei che rapporto ha con le recensioni? “Non le leggo – risponde – Non sai mai se tendono imboscate dolorose, soprattutto adesso che molti sono pronti ad attaccarti per il corpo che cambia e per l’età. Anch’io ho qualcuno che mi protegge, lo trovo un atto d’amore, lo capisco. E’ così che sopravviviamo”.

A chi le chiede se sento il peso della sua grande popolarità, invece, spiega: “Sì, so che la fama mi precede e questo non aiuta il lavoro con gli altri attori, ma quel peso lo supero liberandomene e distruggendolo. La recitazione è un feeling reciproco, non ci deve essere un muro di separazione a causa di chi è più importante. Anche Hugh Grant mi disse che aveva paura di lavorare con me, ma onestamente non credo fosse vero”.

E gli anni che aumentano sono un problema o fanno diventare migliori? “Ovviamente non posso che dire che aiutano, che servono”, dichiara, consapevole di essere un modello, se non addirittura un mito, per tante attrici: “Credo di aver aperto la strada a chi ora pensa sia possibile avere una carriera anche oltre i 40 anni. Prima si pensava di no, che a 50 e 60 anni ci fosse spazio solo per ruoli brutti, mentre la mia esperienza dimostra che non è affatto così”.

Il tempo passa ma il piacere di fare questo mestiere non muta: “Fare cinema per me significa sempre la stessa cosa dei miei inizi – sottolinea – Le donne che interpreto hanno la stessa importanza, tutte meritano. Non percepisco un calo dell’entusiasmo e dell’amore per la recitazione, amo raccontare la storia di una donna, difenderla e coglierne l’essenza. Non è difficile immergermi in un personaggio, perchè immagino di avere una vita e dei sentimenti diversi, come facevo da ragazzina, quando mi chiedevo come sarei stata se fossi stata mia nonna. La imitavo quando camminava e mi truccavo disegnando delle rughe per somigliarle”. Un altro segreto, inoltre, è “fare un’indagine più profonda: dall’immaginare il dolore di un altro si impara qualcosa anche del nostro, così come vale per la gioia”.

Secondo la Streep, “Il bello del cinema è la sua illusione e i film stessi sono un’illusione, ma deve essere così, altrimenti vivremmo in un mondo di documentari. L’illusione è bellezza, è arte, è dire qualcosa che non ha tempo”. E ha mai pensato di fare il salto dietro la macchina da presa? “Alcuni registi direbbero che ho provato a fare la regista, ma no, non ho mai sentito la necessità – rivela – Ammiro chi fa entrambe le cose, io, però, ho sempre voluto recitare. Amo la soggettività, il non avere un punto di vista più globale”.

Infine, una battuta sulla campagna elettorale americana: “Sul sessimo di quella di Trump non mi devo pronunciare, lui sta già facendo un buon lavoro da solo. Tra una ventina di giorni credo che avremo Hilary Clinton come Presidente e il problema sarà eliminato, quindi è una buona notizia”.

 

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