venerdì, 25 settembre 2020

Godard via facetime, Il cinema? Come una piccola Catalogna

Godard via facetime, Il cinema? Come una piccola Catalogna

Cannes, 12 maggio – E’ stata la conferenza stampa “più godardiana di sempre”, come l’hanno definita alcuni giornalisti, quella in cui Jean-Luc Godard, ha risposto da casa sua, via facetime, alle domande dei cronisti internazionali a Cannes, per Le livre d’image il film con cui uno dei padri della Nouvelle Vague è tornato in gara a 87 anni sulla Croisette.

Voce un po’ rauca, generoso nelle spiegazioni, spiritoso e brillante, Godard, attraverso lo smartphone tenuto in mano del suo direttore della fotografia, Fabrice Aragno, ha parlato del film (ma non solo) un manifesto sulla settima arte e la rappresentazione della realtà. Il cineasta ‘pesca’ dal proprio percorso cinematografico miscelandolo a immagini sconvolgenti dell’oggi, come i video dell’Isis e opere come 13 Hours: The Secret Soldiers of Benghazi di Michael Bay.

“Il cinema, per come lo concepisco io, è una piccola Catalogna che fatica a esistere – ha detto il cineasta -. Per me dovrebbe consistere non tanto nel mostrare ciò che sta succedendo, che puoi vedere intorno a te ogni giorno, Ma quello che non sta succedendo, che non vedi da nessuna parte, incluso Facebook”. Godard spera che il suo film “mostri quella dimensione. Bisogna pensare anche con le proprie mani, non solo con la propria testa”. Il regista ha risposto eloquentemente anche su temi politici, dalla Russia al’ 68 (“ho tantissimi ricordi…”) all’Europa, dove secondo lui “La democrazia si sta rimpicciolendo”.

A chi gli chiede se ha intenzione di continuare a fare cinema lui risponde convinto: “Assolutamente, se ne sono in grado, non dipende realmente da me. Dipende dalle mie gambe, molto dalle mie mani e un po’ dai miei occhi”.

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