martedì, 17 luglio 2018

Giornalisti coraggiosi

Giornalisti coraggiosi

Roma, 16 ottobre (Francesca Palmieri) – Il giornalismo tra luci e ombre, gloria e cadute, sete di verità e coraggio: la Festa del Cinema di Roma 2015 è stata aperta da Truth di James Vanderbilt, che riporta l’attenzione su quello che accadde nel 2004 alla CBS, quando i giornalisti Mary Mapes e Dan Rather suscitarono uno scandalo mediatico con un servizio su George W. Bush. La Mapes, interpretata da Cate Blanchett, riuscì a trovare documenti e testimonianze che provavano che il presidente degli Stati Uniti, ai tempi della guerra in Vietnam, invece che combattere era stato mandato alla Guardia Nazionale dell’aeronautica del Texas, protetto e ben “coperto”.

La giornalista mise in piedi una squadra, di cui faceva parte anche Rather, volto storico dell’emittente, e rivelò tutto in una puntata del programma “60 Minutes”. Fu l’inizio della sua fine: il mondo di Internet screditò la veridicità delle notizie dicendo che erano state mostrate carte false e manipolate, alcuni testimoni cambiarono versione dei fatti e l’attacco fu talmente forte che la CBS, per non perdere credibilità e non affondare, volle mettere in piedi una commissione d’inchiesta interna. La Mapes fu licenziata insieme ai suoi collaboratori e Rather diede le dimissioni. E ovviamente Bush fu rieletto.

Tutta questa vicenda è stata raccontata dalla giornalista nel libro “Truth and Duty: The Press, the President and the Privilege of Power”  e portata sullo schermo da Vanderbilt che spiega così, alla stampa della Festa, come ci si è avvicinato: “Si è parlato tantissimo di questa storia che ha creato scalpore. Non vidi la trasmissione originale ma da cittadino ho seguito gli sviluppi successivi. Lessi il libro, contattai la Mapes e poichè sono sempre stato affascinato dai film sul giornalismo e da quello che c’è dietro le quinte ho voluto incontrarla, scoprendo una donna straordinaria. Ho quindi deciso che valeva la pena realizzare il film, partendo proprio dal libro”.

Il regista è andato a fondo: “L’ho letto molto attentamente, ho passato tanto tempo con lei, Rather e tutte le persone coinvolte, anche se alcune non hanno voluto parlare in modo ufficiale ma solo ufficioso. Ho cercato di avere un approccio da giornalista anch’io, raccogliendo tanti punti di vista per filtrare le informazioni e far vedere le cose allo spettatore attraverso gli occhi dei protagonisti”. Senza inventare nulla, aggiunge: “Proprio quello che risulta più incredibile è vero, come il padre violento di lei e la grande amicizia con Rather. La difficoltà maggiore era arrivare alla parte emotiva della storia, ma speriamo di esserci riusciti”.

Oltre a ricostruire l’accaduto, la pellicola scatena riflessioni sul giornalismo di ieri e di oggi: “Sono cresciuto con i volti di tre giornalisti principali che hanno portato per anni le notizie a casa di tantissime persone, con la loro voce – sottolinea il regista – Adesso ci sono centomila voci, non dico che la situazione sia migliore o peggiore, ma di certo è diversa. E’ indubbio che siamo ad una svolta, in questa vicenda per la prima volta Internet ha avuto influenza nell’evoluzione di una notizia. Oggi una notizia dura 24 secondi e non c’è più tempo di fare un giornalismo d’indagine. Mi interessava raccontare questa svolta nella comunicazione, questa ‘caduta del re’ quasi shakeaspiriana”.

Vanderbilt è consapevole di aver trattato una materia “calda” che scotta: “Proprio perchè la posta in gioco era altissima, credo fosse irrinunciabile fare questo film – dice – Abbiamo cercato di essere precisi, evitando di dare risposte ma sollevando interrogativi. Sapevano che non avremmo fatto contenti tutti e che la CBS non ci avrebbe ringraziato, ma abbiamo lavorato al meglio per raccontare con onestà la storia dal punto di vista dei giornalisti e la loro sfida professionale”.

Per il regista, “I giornalisti sono come degli eroi che fanno una professione importantissima. Devono porre domande a chi sta al potere e continuare a farlo. Tutti cercano la verità anche se sappiamo che sfugge, che si può soffrire e si può veder crollare anche una carriera”.

 

 

 

 

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