mercoledì, 18 settembre 2019

Gilliam, Don Chisciotte non morirà mai

Gilliam, Don Chisciotte non morirà mai

Roma, 21 settembre (di Francesca Pierleoni) – A 29 anni dall’idea del film, e 18 dal primo sfortunatissimo primo set, con Johnny Depp e Jean Rochefort protagonisti, fermato dopo appena sei giorni di riprese per una valanga di imprevisti, dalle condizioni meteorologiche avverse al problema alla schiena che ha afflitto l’attore franese, Terry Gilliam è finalmente riuscito a realizzare il suo sogno (o incubo): un adattamento del capolavoro di Cervantes. E’ “L’uomo che uccise Don Chisciotte”, con Adam Driver e Jonathan Pryce, nei ruoli principali, che dopo essere stato film di chiusura all’ultimo Festival di Cannes arriva in sala dal 27 settembre con M2.

“Don Chisciotte non morirà mai, la sua conoscenza ed esperienza viene tramandata. E’ quello che succede anche con l’arte, nessuno è fino in fondo originale, rubiamo tutti un po’ da chi c’era prima. Le idee continueranno a esistere, avranno sempre nuova vita e nuove voci. In fondo, come dico spesso, raccontiamo tutti le stesse sette storie. Sono quelle che ci rispecchiano e non cambiamo mai tanto – dice un vulcanico Gilliam in conferenza stampa a Roma – Questo film, raccontato in questo modo, non sarebbe potuto esistere prima. Riflette un momento specifico della vita. Adam è molto diverso da Johnny, come lo è Price da Rochefort. Il film che avevo provato a girare nel 2000 non era migliore, forse neanche più divertente, forse solo più ambizioso, perché c’era un viaggio nel tempo. Questa versione è fatta con la metà dei soldi di quella con Depp e Rochefort, ma questo non ci ha ostacolato, anzi, ci ha fatto concentrare di più e ha stimolato la nostra creatività”.

In realtà, attraverso continui incroci, in diversi piani temporali fra realtà e fantasia, si viaggia nel tempo anche in questa versione, centrata sul personaggio di Toby (Driver), regista di talento, viziato e egocentrico, che sembra aver perso l’ispirazione e non sa come andare avanti, durante le riprese in Spagna di un suo adattamento di Don Chisciotte. Un misterioso gitano gli fa avere la copia del suo precedente lavoro sul capolavoro di Cervantes, girato come saggio di diploma in un paesino spagnolo dieci anni prima, usando come protagonisti gente del villaggio. Toby torna in quei luoghi in cerca di nuove idee ma scopre che il suo Don Chisciotte di allora, Javier (Pryce), calzolaio del paese, è impazzito e si crede veramente Don Chisciotte. L’anziano che lo scambia immediatamente per Sancho Panza finisce per trascinare Toby in una serie di tragicomiche avventure, tra polizia, fughe, e una dama da salvare: è Angelica (Joana Ribeiro), 15enne piena di sogni all’epoca delle riprese del saggio di diploma, diventata una escort, maltrattata dal suo ‘signore’, un magnate russo megalomane (Jordi Molla), simile a un bambino esaltato per aver mangiato troppi zuccheri…. come Trump” dice il produttore del film di Toby, sempre in cerca di soldi (Stellan Skarsgard).

“Nella sceneggiatura del 2000, Toby, il protagonista veniva colpito sulla testa e si ritrovava nel 17/o secolo, dove incontrava vero Don Chisciotte. Questa nuova trama è più interessante – sottolinea Gilliam – il protagonista è un artista che tradisce il suo talento per il denaro. È un po’ una storia alla Frankenstein, ha creato Don Chisciotte ma non si fa il problema di quello che avviene dopo. Per me è un tema importante. Troppi registi oggi non accettano le conseguenze dei loro film e di quello che fanno alle persone. Non si rendono conto di quanto sia importante realizzare qualcosa che porti il pubblico a pensare e comportarsi in maniera corretta… o scorretta, che è ancora più interessante”.

Come mai ha insistito per tutti questi anni con il progetto di questo film? “Perché tutte le persone ragionevoli intorno a me mi dicevano di fermarmi – spiega sorridendo -. Io non credo ai ragionevoli, voglio essere irragionevolea, anche se Chisciotte è un personaggio molto pericoloso: dal momento in cui inizia a vivere nella tua testa, diventi un po’ come lui e quasi ne muori… io ho fallito anche in quello”. A ‘salvarlo’ dalla pressione sul set è stata la presenza delle nipotina di un anno, che ha avuto sua figlia Amy, coproduttrice del film: “Tra una ripresa e l’altra potevo giocare con lei… sembrava più adulta di me”.

A chi gli chiede se si senta l’ultimo baluardo della fantasia cinematografica, in un mondo dove si producono soprattutto film realisti, lui risponde con una battuta: “Le sembrano realisti gli Avengers? In realtà i grandi film hollywoodiani sono in gran parte fughe nella fantasia. Solo che a me piace unirla a un confronto costante con il mondo reale. In quei film invece di realtà non ne trovi, purtroppo”. Il regista sottolinea il contributo essenziale a L’uomo che uccise Don Chisciotte di tutta la troupe, degli attori (nel cast, fra gli altri, anche Olga Kurylenko, Sergi Lopez e Rossy De Palma) e in particolare dei due protagonisti: “ Adam l’ho incontrato in un pub a Londra. Non avevo visto nessun suo film o lavoro per la tv, ed era totalmente diverso dalla mia idea originale sul personaggio, il che mi ha fatto piacere, stata una nuova partenza. Lui non si comporta come una star e nemmeno come un attore, è una persona molto vera”. Jonathan Pryce chiedeva da 15 anni di fare questo film ma non lo ingaggiavo mai. Alla fine l’ho fatto ed è stato strepitoso. Ga aggiunto tantissimo al ruolo, è come se ci avesse racchiuso dentro tutti i personaggi shakespeariani che ha interpretato”.

Tra i fedelissimi al progetto su don Chisciotte, fin dal primo tentativo, c’è il direttore della fotografia italiano Nicola Pecorini, abituale collaboratore di Gilliam: “Sono stato un testimone privilegiato dell’evoluzione del film. Nel 2000 c’era più un approccio epico, poi man mano è diventato per Terry sempre più intimo e autobiografico”.

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