sabato, 29 aprile 2017

Germano, in Arte Nino

Germano, in Arte Nino

Roma, 7 dicembre – (di Fr. Pierl) Il sorriso sornione e disarmante, l’ironia, i gesti un po’ dinoccolati, e anche quell’improvvisa ombra di dolce malinconia nello sguardo, segno di chi, come lui, molto giovane, si è dovuto confrontare con la malattia e la morte. Tratti indimenticabili di un artista come Nino Manfredi, che si ritrovano nell’interpretazione camaleontica che ne dà Elio Germano (anche coautore della sceneggiatura) nel film tv In arte Nino, diretto da Luca Manfredi (figlio dell’attore scomparso nel 2004), scelto per aprire la decima edizione del Roma Fiction Fest, in attesa del debutto su Rai1.
”Interpreti come Manfredi avevano la popolarità che oggi hanno i calciatori, il pubblico si identificava profondamente in loro. E’ stata una generazione che con il proprio lavoro voleva veramente raccontare il Paese, non pensando solo al profitto come invece si fa oggi, in tutti i campi – dice Elio Germano -. Con questo film tv abbiamo voluto rendere omaggio all’arte dell’attore, al coraggio di portare avanti i propri sogni”.

Per Erminia Manfredi, che come il resto della famiglia ha raccontato a Germano molti aneddoti su Manfredi, ”non ci poteva essere scelta migliore per interpretare Nino, di Elio, un attore fantastico che ha fatto di tutto per renderlo appieno in tutte le sue qualità, e sono sicura ci sia riuscito” dice sul tappeto rosso, la vedova di Manfredi, che nel film tv è interpretata da Miriam Leone – anche se io la fiction non l’ho voluta vedere prima… mi sarei rovinata la sorpresa di stasera”. Questo, dice il direttore di Rai Fiction Tinni Andreatta ” non è un biopic ma la storia di una sfida, quella di Manfredi alla malattia, e di una passione, quella per l’arte e lo spettacolo”.

Il film tv (che ha la colonna sonora del premio Oscar Nicola Piovani) infatti, che ha nel grande cast, fra gli altri, anche Stefano Fresi, Duccio Camerini, Anna Ferruzzo, Leo Gullotta, Giorgio Tirabassi, Massimo Wertmuller, copre un arco di 20 anni. Dal 1939, quando Saturnino, detto Nino, Manfredi, è un 18 enne pieno di vita, che in sanatorio a Roma, cerca di guarire dalla tisi, vedendo intorno a se’ i suoi amici andarsene uno a uno, al 1959 quando conquista per la prima volta il grande pubblico, partecipando a Canzonissima.
Un percorso durante il quale il giovane Nino, scopre la recitazione sotto la guida di Orazio Costa (Pietro Ragusa), che nonostante il suo accento ciociaro, ne vede subito le potenzialità e lo accetta all’Accademia Silvio D’Amico e deve confrontarsi con l’integerrimo padre maresciallo di Pubblica Sicurezza (Duccio Camerini), che lo vuole assolutamente laureato in legge. Tra l’Italia in guerra e quella della ricostruzione, Manfredi lotta, insieme ad amici come Tino Buazzelli (interpretato magnificamente da Stefano Fresi) e Gianni Bonagura tra qualche errore e grandi sogni, per sopravvivere e trovare il proprio spazio. Arriva anche l’amore, con Erminia, giovane mannequin, che conosce quando viene ingaggiato dal fidanzato (truffaldino) di lei per fargli la serenata.

”Ci è sembrato interessante raccontare quella parte di vita di Saturnino che pochi conoscono, un Nino soprattutto privato, che scopre la sua vocazione – dice Luca Manfredi -. Ho sempre saputo che questo sarebbe stato un progetto estremamente difficile da realizzare e se Elio germano, che reputavo l’unico attore in grado interpretare mio padre, mi avesse detto di no, probabilmente avrei rinunciato… meno male che ha detto sì”.

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