martedì, 17 maggio 2022

Gerini, in Mancino naturale sono una mamma in cerca di rivalsa sociale

Gerini, in Mancino naturale sono una mamma in cerca di rivalsa sociale

Roma, 24 marzo – (Fr. pierl) Una madre “disperata, prepotente che ha la colpa di non ascoltare e non vedere suo figlio nella sua interezza. Poi utilizza il suo fascino per approfittarsi di tutti quelli che pensa possano esserle utili. La si perdona perché è una persona fragile e una mamma sola contro il mondo”. così Claudia Gerini descrive il suo personaggio in Mancino naturale, la dramedy di Salvatore Allocca, con Francesco Colella, Massimo Ranieri e Katia Ricciarelli, che dopo il debutto in Alice nella città alla Festa del cinema di Roma arriva in sala dal 31 marzo distribuita da Adler Entertainment in oltre 70 copie. Al centro della racconto ci sono Isabella, vedova che vive a Latina dove mantiene il figlio 12enne, Paolo talento del calcio (l’esordiente Alessio Perinelli) lavorando come rappresentante di prodotti da forno surgelati. Per permettere al ragazzino di mettersi in luce come calciatore, dà retta anche a personaggi ambigui come Marcello (Ranieri), procuratore traffichino che le chiede continuamente soldi. Il guscio nel quale Paolo, che sta crescendo troppo isolato, e Isabella vivono, inizia a incrinarsi quando arriva come vicino di casa Fabrizio (Colella), sceneggiatore dalla vita dimessa che si ritrova parte delle vite di entrambi. La trama si basa “su storie che possiamo sentire tutti i giorni, anche nella cronaca. Avere come protagonisti una madre e un figlio nel mondo del calcio mi sembrava una prospettiva molto interessante, per raccontare una storia intima di riscatto – spiega il regista – Siamo partiti dal volere un’interprete come Claudia a tutti i costi”.

“Per il mio personaggio nel film (prodotto da Emma Film, Fenix Entertainment con Rai Cinema) ho pensato anche a quello interpretato da Anna Magnani in Bellissima – aggiunge l’attrice -. Isabella e il figlio Paolo sono come due foglioline al vento, possono essere spazzati via da quel sistema cinico nel quale si muovono in un attimo”. Nel ruolo “per me era primario, come sempre, mantenere la massima autenticità. E’ una donna che vive nelle case popolari e vuole raggiungere il riscatto sociale attraverso il bambino”.

Di madri simili a quella del film “ne ho viste tante negli anni di Non è la Rai – aggiunge l’attrice, che presenterà la sua opera prima da regista, Tapirulan, al Bifest -. Un conto è una mamma che aiuta, un altro è essere così aggressive, fare di tutto ad esempio perché la propria figlia partecipi alla festa giusta. In genere chi seguiva quella strada raggiungeva solo risultati poco edificanti. Ma allo stesso modo, può essere schiacciante la pressione di certi genitori che vogliono spingere figli, che magari hanno altre vocazioni, a diventare medico o notaio”. Poi per quanto riguarda il calcio “da zia di due nipoti che giocano, mi è capitato di assistere su quei campetti da parte di alcuni genitori anche a scene molto peggiori di quelle che ci sono nel film”. Invece, rispetto al suo percorso nel mondo dello spettacolo: “mio padre e mia madre non si sono mai comportati così, mi hanno sempre lasciata libera e non mi hanno mai ostacolata nelle mie aspirazioni”. E da madre di due figlie, “cerco sempre di dare loro la libertà di esprimersi, ascoltandole e accompagnandole nelle loro attitudini. La cosa più importante è dare l’esempio. Poi le mie figlie sono già molto decise, loro insegnano a me”.

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