domenica, 20 agosto 2017

Gere tra i senzatetto di Roma

Gere tra i senzatetto di Roma

Roma, 9 giugno (Fr. Palm.) – Richard Gere tra i senzatetti di Roma: l’attore ha presentato alla Comunità di Sant’Egidio Gli invisibili di Oren Moverman, il film in cui interpreta un homeless tra le strade di New York, che dopo questa tappa nella capitale approderà tra qualche giorno al Taormina Film Festival, prima di arrivare nelle sale con Lucky Red, dal 15 giugno.

“È travolgente vedere le facce di tutti voi, fratelli e sorelle, mi scalda il cuore – ha detto Gere davanti a una platea affollatissima tra ospiti della Comunità e stampa – Essere qui è importante, perchè sono le persone a curare le persone, non i soldi o i governi. Il collegamento tra gli esseri umani, il guardarsi negli occhi e l’ascoltare le storie degli altri: è questo il processo di ogni guarigione, psicologica e fisica”.

Nella pellicola, lo vediamo vagabondare da solo convinto che la sua vita non abbia più senso, senza un posto dove andare, tra l’indifferenza della gente. Una scena che purtroppo non è solo finzione, ma che si svolge quotidianamente sotto gli occhi di tutti noi, nelle città sempre più piene di persone rimaste ai margini della società… considerate, appunto, invisibili.

Come è stato immedesimarsi in un senzatetto? Come si è preparato?  “Sono stato a contatti per anni con un’organizzazione e più conoscevo le storie di chi era lì per farsi aiutare, più mi calavo nel ruolo – risponde Gere – Il numero di homeless è alto anche in Italia, ma solo a New York ce ne sono 60mila solo. È una realtà enorme che tocca tutto il mondo e abbiamo due soluzioni per affrontarla: o ci giriamo dall’altra parte facendo finta di nulla, o iniziamo a occuparci di loro”.

L’attore dice poi di aver attinto anche dall’esperienza diretta di un senzatetto, raccontata in un libro: “Lo ha scritto un uomo soprannominato Cadillac man, basandosi sulla sua esperienza. Leggere le sue parole mi ha toccato in profondità ed è stato illuminante per capire come costruire il film. È stato lui il mio supervisore”. Il film che ha girato non può essere paragonato a nessun altro della sua lunga carriera: “È diverso da tutti gli altri, si basa esclusivamente sul racconto della realtà e su quello che succede tutti i giorni – afferma – Il nostro intento non era commuovere lo spettatore, ma mostrare ciò che queste persone vivono”.

Girando per strada e tutto “dal vero”, con uno stile quasi documentaristico, Gere – che non è stato riconosciuto durante i ciak, riuscendo quindi ad essere credibile – ha visto da vicino cosa si prova: “Ho avuto la percezione di come ci si può sentire a essere invisibile e ad aver perso contatti con tutti – dichiara – Ho capito quanto la differenza tra l’essere integrato e lo stare dall’altra parte è piccolissima, un concetto delicato e fragile. E ho anche capito la vulnerabilità di tutti noi, se non si hanno punti di riferimento. Per un essere umano conta avere una casa, ma non solo in senso fisico. Si tratta della ricerca di un senso di appartenenza”.

Andrea Occhipinti, con la Lucky Red, porta il film al pubblico: “Quando gliene ho parlato era scettico, pensando ai guadagni – racconta Gere – Ma quando gli ho detto che il vero profitto è la quantità di bene che possiamo fare al mondo, ha deciso di farlo”.

“E sono stato felicissimo di averlo fatto – interviene proprio lui, in qualità di distributore – Non ho mai provato un’emozione come oggi nel vedere Gere applaudito con così tanto calore. Lo ringrazio per avermi coinvolto ed essersi impegnato a raccontare questa storia, che ci spinge a essere meno indifferenti e ci aiuta a guardare. Siamo tutti presi dalla nostra vita e da quello che crediamo più importante, dimenticandoci degli altri”.

 

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