sabato, 26 settembre 2020

Gere in Italia per Franny

Gere in Italia per Franny

Roma, 14 dicembre (Fr. Palm.) – Tra le star che l’Italia accoglie con più calore c’è senza dubbio Richard Gere, molto applaudito, seguito e fotografato tutte le volte che si concede un viaggio nel nostro paese. E’ successo anche in questi giorni, in occasione della presentazione del suo ultimo film, Franny, esordio di Andrew Renzi – in sala dal 23 dicembre con Lucky Red – in cui interpreta un milionario in crisi, bloccato dal passato, dopo un tragico incidente in cui hanno perso la vita i suoi due migliori amici.

L’attore, qui, è talmente “di casa” che immaginare un futuro set italiano è possibile: “Sono aperto a lavorare in Italia – dice – Quando si fa un film tanti elementi si devono sistemare per creare un’alchimia e fino ad ora non è mai avvenuto, ma penso alla possibilità di fare il prossimo film di Bernardo Bertolucci, sperando ci sarà. Ci sono comunque anche altri registi di talento da cui vorrei essere diretto, magari prima o poi accadrà”.

Intanto, lo vediamo in versione drammatica in questa opera prima in cui è un uomo tormentato, che convive dolorosamente con un segreto e che cerca di alleviare il suo senso di colpa facendo beneficenza. Farò lo stesso anche con Olivia (Dakota Fanning), la figlia dei suoi amici scomparsi che ha visto crescere, che ora si è sposata e aspetta un figlio. Ma il confine tra l’affetto che nutre per lei e la voglia di aiutarla e l’invadenza eccessiva è molto sottile…

Gere, nonostante sia amatissimo per le commedie romantiche, non è di certo nuovo a ruoli drammatici e complessi: “Più sono difficili e più è divertente – afferma – Ogni personaggio è complicato e nulla è semplice, d’altronde anche nella vita… perché ridurre la vita a qualcosa di semplice che non è?”.

Anche se la sceneggiatura è firmata da Renzi, l’attore ha contribuito alla costruzione di Franny: “Il copione cambia sempre nel corso del tempo, ci sono tante cose in gioco sul set – dichiara – Prima si discute l’evoluzione del progetto coi produttori, poi si fanno le riprese e poi ancora è importante la fase del montaggio. Questo film poteva essere girato diversamente, ma non ho voluto insistere sull’atteggiamento da stalker del protagonista o sulla sua dipendenza dai farmaci, un clichè già visto. Volevo fosse una pellicola con più sfaccettature e una buona dose di umorismo, perchè ogni situazione tragica la possiede. Inoltre, volevo che restasse misteriosa la sua sessualità, senza dire esplicitamente se fosse eterosessuale o gay, era irrilevante ai fini della storia e non volevamo mettere etichette. Per il suo aspetto trasandato ho invece pensato un po’ a Ernest Hemingway, che nella parte finale della sua vita si è lasciato andare e si è ingrassato”.

Come si è trovato a lavorare con un esordiente? “Andrew aveva già girato dei corti, conosceva i movimenti della macchina da presa – risponde – Più gli parlavo, più ero contento di aver accettato la parte. Tra noi c’era un alto livello di fiducia, che è aumentato quando ho saputo che si trattava di una storia molto personale”.

E a proposito delle storie che lo colpiscono, spiega: “Mi interessano quelle che parlano del mistero della vita, in cui bisogna scavare e andare a fondo. Siamo tutti esseri complessi e chi tra noi non si è mai sentito in colpa per qualcosa?”. Gere aggiunge poi di amare le produzioni indipendenti come questa: “Quando si ha un budget ridotto si lavora in modo più concentrato e spontaneo, non si perde tempo. Questo mi piace, così come mi piace scegliere i ruoli seguendo l’istinto, senza seguire uno schema. Mi va di essere sorpreso, amo i film che hanno un’umanità e raccontano la complessità della natura umana”.

Passando all’attualità, a chi chiede cosa si direbbero il Papa e il Dalai Lama se si incontrassero, replica: “Parlerebbero di come aiutare gli abitanti di questo pianeta, per essere più gentili, compassionevoli e meno violenti, mettendo fine alla follia che si sta impossessando del mondo. Insegnerebbero la sanità mentale perchè sono due persone straordinarie che rappresentano culture diverse ma che insieme potrebbero fare tantissimo”.

 

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