martedì, 24 novembre 2020

Gere è l’ebreo cortigiano Norman

Gere è l’ebreo cortigiano Norman

Roma, 18 settembre (Fr. Palm/Servizio video di Stefano Amadio) – Di personaggi belli e vincenti, in film indipendenti come mainstream, Richard Gere ne ha interpretati tanti, sin dagli esordi, conquistando popolarità e quel fascino che donne di tutto il mondo – e di tutte le età – gli attribuiscono. Già da un po’ di tempo, spaziando, si è avvicinato a ruoli ben diversi, di cui è assoluto protagonista, che mettono in luce non solo ciò che “luccica” e in cui c’è spazio per ombre, debolezze e solitudine. Ricordiamo Franny e Gli invisibili, mentre ora arriva L’incredibile vita di Norman di Joseph Cedar, che Lucky Red porta in sala dal 28 settembre.

Ricreando al cinema la narrazione dell’ebreo cortigiano, di matrice storica e letteraria, la pellicola – interpretata anche da Lior Ashkenazi, Steve Buscemi e Charlotte Gainsbourg – è incentrata su Norman Oppenheimer, navigato affarista e faccendiere di New York alla costante ricerca di un aggangio per far parte della società “che conta”, in cui tenta di entrare facendo favori e ingraziandosi “il cavallo giusto” o quello che potrebbe esserlo, sulla carta. Non importa se prenderà pedate, se sarà scansato ed evitato, se prevalgono le sconfitte… l’importante è ottenere, prima o poi, un riconoscimento, un posto e un rispetto da sempre desiderati. Quando Norman rincrocia la strada di un politico che aveva aiutato in passato in un momento di difficoltà, ora che l’uomo è diventato Primo ministro, finalmente la sua occasione sembra bussare… ma sarà davvero così?

Norman appare come un personaggio fastidioso, “una mezza tacca”, a volte persino sgradevole. Questa la sua forza? “Ovunque sia stato proiettato il film, mi è stato chiesto come mai fosse così fastidioso – dice Gere – Può essere visto come un opportunista, ma è il mondo di oggi ad essere basato su trattative e compromessi. Chiunque nei rapporti valuta cosa può ottenere in cambio e lo stesso Presidente degli Stati Uniti vive di compromessi e non è animato da senso morale. Norman, almeno, ha un cuore sincero e vorrebbe dare ciò che promette, senza manipolare”.

Ha, insomma, un doppio lato. E forse ci somiglia anche, come sostiene l’attore: “Reagiamo così davanti a lui perchè è la nostra immagine, ci riconosciamo come fossimo allo specchio. Questo tipo di persone esiste in ogni cultura e ambiente, c’è sempre un Norman in ogni paese, così come c’è chi è ‘figo’ e chi sta ai margini. È un personaggio universale, in tal senso, ma è unico perché dentro è un buono, pur se imbroglia e mente”.

Gere era stato un magnate poco onesto ne La frode, ma la musica non cambia: “Proprio all’epoca di quel film avevo studiato quel genere di persone e ho scoperto che gli esseri umani vogliono tutti la stessa cosa – afferma – Sono gli stessi impulsi ad animarli e i soldi contano non come ricchezza o valore in sè, ma come misura per essere vincenti e per ciò che significano”.

E nel mondo del cinema, come funziona? Qualcuno azzarda che grazie a questa performance potrebbe essere notato agli Oscar: “Sarei contento, ma solo perchè mi servirebbe per fare più opere indipendenti – dichiara – Continuo a fare gli stessi film con cui ho iniziato, come I giorni del cielo di Malick. Ovvio, ho 68 anni e sono cambiato e sono cambiati anche i ruoli, anche perchè gli Studios non producono più quel tipo di film e bisogna accontentarsi di un budget ristretto, anche girando in fretta”.

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