sabato, 26 settembre 2020

Genovese outsider con Perfetti sconosciuti nel David di Jeeg

Genovese outsider con Perfetti sconosciuti nel David di Jeeg
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Roma, 18 aprile – (Red. Cin) Si era annunciato come il David del ‘derby’ tra Lo chiamavano Jeeg robot e Non essere cattivo, poi, di premio in premio, tra Jeeg e Il racconto dei racconti con 7 vittorie pari (miglior regista esordiente per Gabriele Mainetti, migliore regia a Matteo Garrone) è stata la commedia di Paolo Genovese, Perfetti sconosciuti a conquistare l’ultimo-e il più importante David di Donatello 2016: il premio per il film dell’anno, vinto dopo aver portato a casa anche il David per la migliore sceneggiatura.

Consegnati a Roma, sotto la nuova gestione di Sky, in una serata elegante e veloce, davvero hollywoodiana  e insieme decisamente ringiovanita, i David sono stati affidati alla guida  spericolata – ma solo in apparenza – di un presentatore inedito come Alessandro Cattelan, all’altezza della situazione, sin dall’inizio, con sketch in stile Oscar, realizzati del resto con il supporto di webstar come i The Jackal, protagonisti ricorrenti durante la serata e perfino con Paolo Sorrentino (che per Youth porta a casa però solo i premi a colonna sonora e canzone originale) in un’inedita veste autoironica.

Partito forte, con 16 nomination, il film rivelazione della stagione, non c’è dubbio, è stato Lo chiamavano Jeeg Robot con un en plein nei premi per gli attori, le vittorie fra i non protagonisti di Luca Marinelli (fra i più applauditi) e Antonia Truppo (che ha dedicato il David anche alla sua bimba in arrivo) e fra i protagonisti all’emozionatissima, ex ‘gieffina’ Ilenia Pastorelli (“E’ il giorno più bello della mia vita”) e a Claudio Santamaria, che ha anche svelato, togliendosi il berretto portato per tutta la sera, dopo il ‘Borsalino’ che non ha mai tolto neanche al Quirinale, il taglio di capelli ‘estremo’ che gli ha imposto il suo prossimo ruolo.

Mainetti, premiato anche come produttore ha ringraziato tutti quelli che hanno avuto fiducia in lui per Lo chiamvano Jeeg Robot. Santamaria ha chiuso il suo discorso con una dedica affettuosa alla sua agente, l’agente di tutta la nuova generazione più interessante, Graziella Bonacchi scomparsa troppo presto proprio pochi mesi fa. “Guarda, ti saresti fatta una risata”, ha detto scoprendo una testa rasata  a meta’. Garrone ha interpretato il David alla regia come una scelta trasgressiva da parte della giuria: ”un premio anche alla mia incoscienza” vista la sfida, vinta,  di realizzare un fantasy europeo come Il racconto dei racconti, che ha ‘sbancato fra i riconoscimenti tecnici (fra gli altri, costumi, acconciatura, scenografia, trucco, effetti speciali e fotografia). Decisamente sorpreso dal trionfo finale Paolo Genovese (”scusate, faccio commedia, non sono abituato ai premi”), che ha voluto sul palco con sè tutti i compagni d’avventura di Perfetti sconosciuti.

Per uno dei due favoriti della vigilia, Non essere cattivo, in lizza con 16 nomination,  è arrivata solo la statuetta per il fonico di presa diretta, Angelo Bonanni, l’unico che alla fine ha reso omaggio allo scomparso Claudio Caligari, ancora una volta dimenticato da un estabilishment che, quest’anno lo aveva perfino lanciato nella corsa agli Oscar. E’ rimasto seduto,così, anche Valerio Mastandrea che avrebbe ricordato Claudio, se fosse salito sul palco, ma soprattutto sul palco avrebbe portato la campagna di verità per Giulio Regeni alla quale, con un adesivo bene in vista sullo smoking (sì perché il David lo ha imposto quest’anno perfino a chi andava solo in sala stampa) hanno aderito in tanti fin dal red carpet, a cominciare da attori come Marco Giallini o dal regista che ha poi stravinto chiamando tutti i ‘suoi’ sul palco, Paolo Genovese. Ha sorpreso il David al migliore documentario, andato a S is for Stanley, già in cinquina anche ai Nastri e non è stata forse vincente l’idea di lanciare tra i film Fuocoammare di Gianfranco Rosi dopo l’Orso di Berlino: l’Accademia che cerca qualità ma anche blockbuster alla fine lo ha dimenticato

Il resto è nei dettagli, nelle citazioni sottovoce che sono rimaste a Cattelan, in un copione scritto alla virgola, proprio come si fa a Los Angeles perfino per le battute dei premiatori tanto che quando Francesca Lo Schiavo ha  chiamato in anticipo per scene e poi costumi le due cinquine tra le quali annunciare poi il premio in busta chiusa, il’gobbo’ con i testi scritti alla virgola era già scivolato via anche con le battute  scritte per Dante Ferretti e i 45’’ regolamentari messi a disposizione di ogni premiato per lui erano già finiti. E’ caduto in un silenzio rotto solo da un applauso davvero interrogativo l’annuncio del premio a La corrispondenza di Giuseppe Tornatore: era partito con sei candidature,è arrivato al traguardo solo l’inspiegabile risarcimento del il David Giovani (ma che giovani sono i 6 mila che in tutt’Italia lo hanno preferito a Jeeg o a Non essere cattivo?) Fra i premiatori sono arrivati sul palco premi Oscar® come Vittorio Storaro (che ha esordito nei selfie, facendone uno molto speciale con Vittoria Puccini), appunto la coppia Ferretti-Lo Schiavo e Gabriele Salvatores.

Tra i momenti più emozionanti il ricordo di Ettore Scola, con Pif che ha reso omaggio al grande regista dicendo, alla fine, semplicemente: “sono convinto che l’Italia grazie ai film di Scola sia un Paese migliore”. Delusione tra le attrici, grande dispiacere per il gruppo che ha creduto di poter dare a Caligari, almeno per una sera, quello che il cinema non gli aveva mai dato: almeno quel premio, uno solo, del quale almeno lo ha già risarcito, ai Nastri, il titolo di Film dell’anno che Valerio Mastandrea ritirerà anche per Caligari il 31 Maggio a Roma.

Poteva mancare una gaffe? Decisamente no e Cattelan, nell’omaggio a Ennio Morricone, se l’è portata a casa fischiettando incautamente un tema di un altro compositore,  Lo chiamavano trinità di Franco Micalizzi che è andato su tutte le furie, reagendo prontamente con un comunicato stampa.

Uno a zero per Micalizzi, ma una gaffe non cancella una serata televisivamente fresca, veloce nonostante abbia ‘sforato’ proprio come accadeva in Rai, e complessivamente piaciuta al cinema italiano che si è sentito a casa  in un David televisivamente ringiovanito, che come tutto può, certo, migliorare ma riparte dai 60 come da un vero e proprio anno zero. Ma basta il glamour del papillon, nonostante l’arrivo delle autoblu sulla Tiburtina dell’ora di punta, fuori degli Studios, per cancellare certe logiche che ancora, ai voti, resistono?

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