martedì, 29 settembre 2020

I Vanzina a Miami tra genitori e figli

I Vanzina a Miami tra genitori e figli

Roma, 26 maggio (Fr. Palm.) – In 40 anni di carriera, festeggiati proprio ora, nel 2016, la strada di Carlo ed Enrico Vanzina è arrivata spesso in America, da Sognando la California a Mai Stati Uniti, fino a Miami beach, la loro ultima commedia che arriva in sala dal 1 giugno con 01 (“Usciamo in estate per cercare di resistere”, dice Carlo).

Questa volta, sotto la lente del loro obiettivo, finiscono non tanto le spiagge dorate quanto il delicato rapporto tra genitori e figli: genitori o troppo apprensivi o assenti e figli che vanno all’estero per studiare o per rincorrere un sogno di svago e leggerezza. Genitori e figli prima distanti e poi vicini, con un legame da ritrovare e qualcosa da imparare l’uno dall’altro.

Del cast del film, prodotto dalla Lotus con Rai Cinema, fanno parte Paola Minaccioni, Max Tortora, Ricky Memphis, Emanuele Propizio e Giampaolo Morelli, affiancati dai giovani Neva Leoni, Filippo Laganà (figlio del comico Rodolfo) e Camilla Tedeschi.

I Vanzina avevano già messo nelle loro storie degli italiani all’estero, ad esempio in Sout Kensington, girato a Londra. Come spiega Carlo, è proprio all’estero che si tira fuori tutta la nostra “italianità”: “Si è più italiani fuori da confini che a casa propria – afferma – Qui ci piaceva raccontare per la prima volta il mondo dei ragazzi che frequentano i campus americani, che ho visto coi miei occhi perchè le mie due figlie mi hanno costretto ad andarci. Da lì è nata l’idea di fare un’incursione in quell’ambiente, come nei film dei fratelli Farrelly e di Ben Stiller”.

I Vanzini citano inoltre Mio padre, che eroe!, con Gerard Depardieu, tra le fonti d’ispirazione, senza dimenticare il loro film estivo più famoso, Sapore di mare. Ma cosa è cambiato tra i ragazzi che allora andavano in Versilia e quelli di oggi che volano oltreoceano? Risponde Enrico: “Facendo anche il giornalista ed essendo interessato ai cambiamenti, più passa il tempo e più vedo che vale la legge del teatro, cioè i caratteri sono immutabili. I ragazzi sono identici, si innamorano, sbagliano, hanno un rapporto conflittuale coi genitori”. Anche il modo di ridere e far ridere, in fondo, è inalterato: “Cambiano le dinamiche e la ricchezza delle classi sociali, ma l’umorismo no, cambia poco – aggiunge – Bisogna solo cucire un vestito diverso, ma i caratteri sono quelli. Certo, è poi vero che, quando eravamo ragazzi, nostro padre ci portava al museo, mentre oggi i genitori portano i figli ai centri commerciali”.

Secondo Carlo, l’esperienza diretta aiuta a fotografare certe realtà: “Ho due figlie, una di 18 anni e una di 20, mi aiutano a essere sempre in sintonia coi ragazzi di oggi – dichiara – Manteniamo una certa freschezza perché sappiamo rapportarci ai giovani e d’altronde nostro padre, con cui avevamo un contatto quotidiano, dopo l’era di Totò, Sordi e Tognazzi ha avuto una seconda gioventù perché aveva in casa dei ragazzi giovani. E Leone, quando pensò di far debuttare Verdone, chiamò nostro padre per dirigere un debuttante, anche se lui rifiutò”.

Tanti anni dopo, il destino ha voluto che le due loro famiglie cinematografiche si riunissero, dal momento che la Leone Film Group, guidata da Andrea e Raffaella, figli di Sergio, insieme alla Lotus di Marco Belardi ha prodotto il film: “È la prima volta che la nostra famiglia si incontra con un’altra di grandi uomini di cinema – commenta Enrico – I nostri padri, che ci guardano dall’alto, sarebbero contenti”.

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