lunedì, 28 settembre 2020

Un paese quasi perfetto: Gaudioso torna al Sud, ma da regista

Un paese quasi perfetto: Gaudioso torna al Sud, ma da regista

Roma, 18 marzo (Fr. Palm.) – Non poteva che partire dal Meridione, per lui che ha scritto Benvenuti al Sud, l’avventura da regista di Massimo Gaudioso, che è passato dietro la macchina da presa con Un paese quasi perfetto, in cui ha diretto, tra gli altri, Silvio Orlando, Fabio Volo, Carlo Buccirosso, Nando Paone e Miriam Leone. Il film – prodotto da Cattleya, in sala dal 24 marzo con 01 – è infatti ambientato in Basilicata, in un paesino sperduto e arroccato sulle Dolomiti lucane che si chiama Pietramezzana (il nome è inventato, viene dalla fusione di Castel Mezzana e Pietra Pertosa, in provincia di Potenza).

E come era successo per il film di Miniero, anche quest’opera si ispira a un’altra, realizzata oltre confine: a La grande seduzione di Jean-François Pouliot. Come spiega Gaudioso, “Ho cercato una realtà simile in Italia a quella della storia originaria, con vari elementi in comune: la crisi, l’abbandono di molti piccoli centri per la mancanza di lavoro, la chiusura di tante fabbriche e allo stesso tempo anche la presenza di preziose risorse da sfruttare”.

Sullo schermo, proprio la frustrazione e la preoccupazione di restare senza lavoro muove gli abitanti – quei pochi rimasti, circa un centinaio, molti dei quali sono ex minatori – a mettere in piedi un piano per reagire alla cassa integrazione e trovare un nuovo impiego: poichè ci sono buone probabilità che in quella zona possa sorgere una fabbrica, bisogna assolutamente rimediare un medico, senza il quale nessuna struttura potrebbe esistere. Grazie al destino, un medico – un chirurgo plastico – arriva dalla Lombardia e l’obiettivo è solo uno: farlo rimanere. Per renderlo possibile, l’arma migliore è farlo sentire “a casa sua”, senza fargli pesare mancanze, scomodità e passioni… riusciranno bene a “coccolarlo” e conquistarlo?

“Ho cercato di raccontare una storia che parla dell’identità e della voglia di sognare, nonostante le condizioni siano non ideali – dice Gaudioso – L’intento era lanciare un messaggio positivo usando dei toni favolistici, necessari perché il tema affrontato è drammatico e molto attuale. Mi piace usare l’ironia abbinato a temi seri, l’ho sempre fatto in tutte le mie sceneggiature”.

Il film riporta l’attenzione su luoghi dimenticati e un po’ fuori dal tempo: “Volevo nuovi scenari per uscire dalle ‘due camere e cucina’ che tanto nuociono al nostro cinema, secondo alcuni – dichiara l’autore – L’Italia di questo film è quella vera, ognuno di noi ha radici in questi posti che mantengono valori e tradizioni. In Basilicata mi sono trovato davanti qualcosa che mi apparteneva anche se non era la mia terra, ho riconosciuto nei volti e nei comportamenti qualcosa che mi era familiare e che mi ha ispirato”. E a chi paragona il film a Benvenuti al Sud, replica: “La storia è diversa, anche se ci sono assonanze, a cominciare dall’arrivo di una persona che viene dal Nord. Ma lì il tema era il confronto tra due identità e due culture agli antipodi, questo invece è un racconto che parte da un punto di vista differente”

Fabio Volo ha il ruolo del medico “ingannato”: “Quando il personaggio appare, nelle prime scene, dato che è un chirurgo plastico milanese, facilmente può essere associato a qualcosa di finto. Ma in realtà non diventa un uomo di provincia perchè lo è sempre stato, nel suo mondo indossava una maschera che cade appena conosce quelle persone, anche se poi scoprirà che sono proprio loro a indossarla, quella maschera”. Come ha fatto ad immedesimarsi? “Semplice, ho solo tolto Volo, cioè me stesso – risponde –  Gianluca è come sarei stato io se non avessi avuto successo e fossi rimasto Fabio Bonetti, quello del panificio a Brescia”.

 

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