martedì, 26 settembre 2017

Gatta Cenerentola al Lido

Gatta Cenerentola al Lido

Venezia, 5 settembre (Fr. Pierl
Servizio video di Stefano Amadio) La Cenerentola della Mad, che vediamo bambina e alla vigilia dei 18 anni, è cresciuta ”quasi come una gatta selvatica” sulla Megaride, ferma nel Porto di Napoli. Una grande nave, che era stata il luogo dei sogni di rinascita per la città, attraverso tecnologie avveniristiche, del filantropo e scienziato Vittorio Basile (doppiato da Rigillo), eliminato dopo il matrimonio con Angelica (Calzone), donna e complice del boss Salvatore Logiusto, detto O’ re (Gallo), che utilizza l’eredità di Cenerentola per fare del porto di Napoli una capitale del riciclaggio. Ed è proprio la Megaride, diventata un bordello, dove spadroneggiano le sei sorellastre di Cenerentola, a fare da teatro alla ricerca di giustizia della protagonista. A legare presente, passato e futuro, ci sono gli ologrammi, tracce della tecnologia creata da Vittorio Basile, che prendono vita inaspettatamente, tra sogno e realtà: ”Conservano la memoria e la rimettono in scena – ha spiegato Marino Guarnieri -, un po’ come i fantasmi shakespeariani”.

Il film è realizzato unendo 3d e 2d, e utilizza la tecnica del il paint over, che dà sulle immagini l’effetto di ‘pennellate’. Grazie a un software open source come Blender, ” che abbiamo anche arricchito, siamo stati molto piu’ liberi – ha aggiunto Guarnieri -. Abbiamo potuto creare tante di quelle che Alessandro Rak chiama le ‘case delle bambole’, cioè ambienti visuali molto dettagliati e con tanti personaggi”. Tra protagonisti e comparse (gatti compresi) ”in tutto sono circa 120”. Fondamentale anche la colonna sonora con le musiche originali di Antonio Fresa e Luigi Scialdone e le canzoni di Guappecartò, Francesco Di Bella, Virtuosi di San Martino, Daniele Sepe, Enzo Gragnaniello (che doppia anche uno dei personaggi), Ilaria Graziano con Francesco Forni e i Foja.

“Da napoletani abbiamo cercato solo di non portare al Lido un concetto stereotipato della nostra città- spiegano i cineasti – ma di raccontarla con la giusta autoironia. Napoli è una città barbara e nobilissima, cenere e luce proprio come la si vede nel film”.

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