sabato, 28 novembre 2020

Garrone, Pinocchio, un bambino universale che affascina e incanta

Garrone, Pinocchio, un bambino universale che affascina e incanta

Roma, 12 dicembre – (Fr. Pierl) Quella scritta da Collodi “è una storia che può essere letta in mille modi diversi. Innanzitutto una grande storia d’amore fra padre e figlio; il modo in cui un figlio attraverso una serie di errori riscopre l’amore padre; poi c’è il ritratto di un bambino che insegue i piaceri, che è debole nei confronti della tentazione. Pinocchio è un bambino universale, e questa è una storia talmente ricca di immagini, personaggi così tipicamente italiani e al tempo stesso universali”. Sono alcuni dei motivi di fascino che hanno portato sin da bambino Matteo Garrone a disegnare e immaginare il suo Pinocchio. Un sogno realizzato (“disegno Pinocchio da quando avevo sei anni”), in arrivo in sala il 19 dicembre con 01 in 600 copie, che andranno a diventare quasi 700 verso Natale. Il film è un fantasy ricco di fascino e suggestioni (fra le ispirazioni esplicite, dla rilettura di Comencini nello sceneggiato televisivo cult con Manfredi, i Macchiaioli e le immagini del primo illustratore del libro, Enrico Mazzanti) fedele alla lettera al classico di Collodi alla lettera.
Un viaggio d’amore padre – figlio (con uno straordinario Roberto Benigni nel ruolo di Geppetto), creature fantastiche, seguendo le avventure del bambino di legno in una versione estremamente realistica: il protagonista, il piccolo Federico Ielapi si è sottoposto ogni giorno ad almeno tre ore di trucco prostetico realizzato dal due volte premio Oscar Mark Coulier. Nel cast, tutto di alto livello, fra gli altri, Massimo Ceccherini (anche coautore della sceneggiatura con Garrone) e Rocco Papaleo per il Gatto e la Volpe; Gigi Proietti per Mangiafuoco; Alida Baldari Calabria e Marine Vacth per la Fata dai capelli turchini da bambina e da adulta e Maria Pia Timo per la Lumaca.
Un immersione in Pinocchio che per Benigni è un ritorno, avendo già realizzato, da protagonista e regista una sua rilettura del classico nel 2002. “Batte il cuore quando si vede un film di questa bellezza e singolarità. Non mi ricordo in Italia chi sia stato l’ultimo a fare un adattamento – dice sorridendo l’attore toscano – ma questo di Garrone è il più bello. Pinocchio è sempre davanti a noi con i suoi insegnamenti e i suoi segnali misteriosi, non è solo una fiaba, ma anche un libro divinatorio. Fellini, che mi chiamava Pinocchietto e aveva pensato a fare un film con me, lo apriva a caso e leggeva come fosse un libro divinatorio. Poi è una straordinaria storia d’amore di un padre per il figlio. Geppetto è il padre più famoso del mondo dopo San Giuseppe, con cui ha molto in comune: i loro sono figli adottivi che muoiono e risorgono”. Per Benigni “Garrone è uno dei più grandi registi di sempre. Fa immagini straordinarie, dai macchiaioli a Bosch, e in più sa raccontare. E’ un grande regista che sa fare emozionare, commuovere e divertire. E questa uscita di un Pinocchio a a Natale è un regalo per me e tutti gli italiani, dai 4 agli 80 anni”. Il cineasta sottolinea che “questo è un film che mi appartiene in ogni fotogramma ma abbiamo cercato anche di fare un film che arrivasse a tutti, che fosse popolare come lo è il classico di Collodi., per farlo riscoprire sorprendendo e incantando il pubblico. Saranno gli spettatori a dirci se sia una scommessa vinta”.

Nel film “ho seguito Matteo, che ha possenza e dolcezza, come Rossellini – aggiunge Benigni – sembrava di girare Paisà, Garrone cesella le scene, fa il cinema con la biro”. Fare l’attore “è la cosa che più amo al mondo, e con Matteeo è una felicità. Perché lascia totalmente liberi e al tempo stesso conduce”. Una stima che Garrone ricambia: “Ho chiesto a Roberto, di fare qualcosa di totalmente diverso, di trasformarsi, e lui ha accettato questo viaggio insieme. E’ stato straordinario, generoso, coraggioso. Quasi folle ad accettare. Ho imparato molto da lui, da tutti”. Benigni ha detto sì subito alla proposta di fare Geppetto e lo stesso ha fatto Proietti per Mangiafuoco: “Quando Matteo mi ha chiamato è stata come una mazzata in testa. Mi ha portato una mia foto in cui ero già Mangiafuoco, in una versione un po’ Rasputin… un po’ russo. Ora che ho visto il film, posso dire ‘io c’ero’, Roberto poi è meraviglioso. Il mio lavoro è stato quello di adeguarmi al trucco. E mentre giravamo mi rendevo conto che si potrebbe fare un film solo su Mangiafuoco, un uomo solo che vive con burattini di legno e all’improvviso incontra questo burattino senza fili”.

Entusiasta anche Ceccherini: “Garrone è la mia fatina” dice l’attore, commentando anche l’esperienza di cosceneggiatore con il cineasta. La personalità che dimostra sul grande schermo è confermata anche in conferenza stampa dal piccolo Federico Ielapi: “di fronte a tre ore di trucco ogni giorno – spiega sorridendo – non ho mai pensato di scappare, anche perché mi pagano. Poi lavorare con Benigni non è una cosetta così, è un premio Oscar! Mark di Oscar ce ne ha addirittura due, ma li tiene buttati in una vetraina, per lui sono una cosa normale”.

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